venerdì 9 gennaio 2009
Napoli, te voglio bene assaie
Benché questi ricordi siano ben radicati nella mia mente, difficilmente posso far ascoltare a mio figlio quelle canzoni che riempivano di gioia le mie domeniche. dove sono finite queste canzoni? oggi esiste qualcuno che mi possa regalare quelle stesse emozioni della canzone di Sacco e Campanella?
Eppure ancora oggi si organizzano centinaia di festival o rassegne musicali della canzone napoletana.
L'essenza di un popolo è rappresentata dalla cultura che esso diffonde.
Oggi Napoli quale cultura diffonde nel mondo?
Quando in qualche paese estero viene suonata una canzone napoletana, si rispolverano spartiti vecchi di 100 anni, o più.
Ma non sono state più scritte canzoni da allora?
La canzone napoletana si è trasformata da fenomeno mondiale e rappresentativo di una capitale culturale ad un inqualificabile voce che raramente varca le porte della città di Napoli.
Il passaggio da capitale di un Regno a Capoluogo di provincia, ha inibito la capacità che Napoli aveva di accogliere, adottare e formare gli artisti.
Ma l'elevazione a capitale europea della cultura, Napoli l'ha conquistata oltre che con la volontà politica dei regnanti anche con la volontà e la bravura del popolo, dunque se oggi l'arte napoletana resta chiusa nei nostri quartieri è colpa del popolo?
Il popolo napoletano ha sicuramente la colpa di non aver saputo difendere ciò che è stato, anzi spesso offende le proprie origini.
Oggi Napoli è rappresentata nel mondo con una immagine che è impregnata di camorra, munnezza, corruzione, arretratezza, e in tutto questo non trova spazio chi canta o scrive la bellezza della città e la bontà del popolo, perchè non è economicamente conveniente, non è un prodotto che “tira”.
Le canzoni vere esprimono emozione, quelle vuote sono l'espressione della promozione discogrrafica.
L'esigenza del mercato va soddisfatta, ed il produttore deve adeguarsi alla richiesta dei consumatori, ed è per questo che nei vicoli di Napoli si ascoltano canzoni come “a nnammurata e papà è troppa bbona”.
Chi invece, vuole distribuire il suo prodotto sul territorio nazionale deve andare a Milano, sede delle grandi case discografiche, e scendere a compromessi, come non cantare in napoletano!
Dunque l'unica cultura che può essere diffusa a Napoli è quella stupida e bassa delle canzonette neomelodiche?
Il cosmo dei neomelodici, contagiato dagli interessi economici della camorra, crea falsi miti, ragazzini che nel turbinio dei matrimoni sono costretti a percorrere migliaia di chilometri nella provincia napoletana per cantare “a macchina cinquanta”, manager che girano in mercedes con due telefonini, registi che girano i videoclips, una azienda che non può badare alla qualità.
Ma la musica non è solo l'unica falsa cultura napoletana che viene gridata nei vicoli di Napoli.
La cultura di Napoli è distrutta da chi la dovrebbe difendere, le istituzioni, e di pari passo dai media.
La fine del Regno delle due Sicilie, ha provocato un terremoto sociale che è stato malgestito dalle istituzioni che si sono succedute, impegnate a cercare di mantenere a galla l'economia locale, non vogliono dedicare tempo alla cultura.
La musica napoletana vive, senza rigenerarsi e progredire, eternamente l'attimo di gloria che i grandi del passato gli hanno donato, vive nel suo mondo, confinato tra i vicoli di Napoli ed ai matrimoni sul Vesuvio, schiacciato tra l'indifferenza delle istituzioni e le diverse esigenze di mercato.
Ieri la diffusione era limitata alle copielle distribuite al popolo che era l'unico giudice di un successo, e l'unico mezzo di diffusione mondiale di successi che ancora oggi rappresentano Napoli.
Oggi il successo viene sancito dalle copie vendute, dai soldi che guadagna una casa di produzione, che è l'unico giudice che condiziona il mercato.
I classici della canzone napoletana sono ancora un buon prodotto, usato anche dai politici che si prestano in discutibili esecuzioni per guadagnarsi la simpatia degli elettori.
Ma non bisogna identificarsi nella idea che solo la canzone antica napoletana è bella; fortunatamente Napoli può contare ancora oggi su personaggi che diffondono il loro essere napoletani, molti di questi furono invitati dal Cardinale Sepe, Arcivescovo di Napoli, quali ... (trova post sul cardinale)
Artisti come Nino d'Angelo, Teresa de Sio, Sal da Vinci, Gigi Finizio, rappresentano la napoletanità in modo egregio, ma vengono boicottati dai media nazionali. Nino d'Angelo eccellente organizzatore della ritrovata Piedigrotta urlò sulle pagine del Mattino il suo dispiacere per il disinteresse mostrato dalle istituzioni napoletane, Teresa de Sio promuove il suo album su una rete nazionale all'UNA DI NOTTE, mentre la domenica pomeriggio Simona ventura prende in giro la napoletanità con la ridicolarizzazione de “o ball do cavall”.
Sul fenomeno culturale ci sarebbe da dire tantissimo, ma come vive chi suda per esprimere i suoi napoletani pensieri.
Parlo con Carmine Spera, autore di tantissime canzoni, ed ultimamente impegnato nel mondo musicale per i bambini (www.filastrock.it)
HAI SCRITTO MOLTE CANZONI, ED IN DIVERSI AMBIENTI. QUALE DELLE TUE CANZONI, A PRESCINDERE DAL SUCCESSO, SEI PIU' FIERO DI AVER SCRITTO?
> La canzone "Edizione straordinaria",per diversi motivi,il primo perchè l'ho scritta di getto quando è nato mio figli Giovanni,il secondo perchè leggendola mi accorsi che dovevo continuare a scrivere per l'infanzia,il terzo perchè grazie a questo testo conobbi Fabio Macchioni che l'arrangiò rendendola per me speciale e poi perchè arrivò tra le prime dieci alle selezioni dello zecchino (ne scelgono solo7) .
QUALE TUA CANZONE HA AVUTO PIU' SUCCESSO?
Nessuna mia canzone ha avuto successo, ho scritto qualcosa che ha avuto molta popolarità.
HAI FREQUENTATO TRE AMBIENTI DELLA MUSICA, QUELLA COMICA, QUELLA NAPOLETANA ED ATTUALMENTE SEI ATTIVISSIMO NEL MONDO DELLA MUSICA
PER BAMBINI. QUALE FRA QUESTI AMBIENTI E' IL PIU REDDITIZIO? QUALE FRA QUESTI E' PIU' IMPEGNATIVO? ED INFINE DOVE HAI INCONTRATO PIU' DIFFICOLTA' NELL' INSERIRTI?
La redditività di una canzone non dipende dal settore, se poi vuoi sapere io personalmente dove ho guadagnato di più direi quello cabarettistico,ma sicuramente preferisco guadagnare meno soldi e più soddisfazione nel settore
dell'infanzia. Il più impegnativo è quello dell'infanzia perchè devi stare attento di non trasmettere qualcosa differente da ciò che realmente dici...Poi esiste un discorso di linguaggio e di comunicatività che differisce in base alla fascia di età cui vuoi rivolgerti.
QUALE CANZONE NAPOLETANA FAMOSA, SCRITTA FINO AD OGGI, TI PIACEREBBE AVER SCRITTO E PERCHE'?
I testi che amo di più sono "Voce 'e notte" "Anema e core " e "Na sera e Maggio"
perchè oltre ad essere canzoni sono quadri.
SPULCIANDO NELLA STORIA DELLA MUSICA NAPOLETANA, ESISTONO OPERE CHE NON POSSONO ESSERE RICORDATE COME BELLE CANZONI, MA RAPPRESENTANO
ANCH'ESSE LA CULTURA E LA VITA NAPOLETANA DELL'EPOCA.
Sono convinto che non esistono brutte canzoni, ci son canzoni che a me non piacciono.
FRA CENTO ANNI SECONDO TE CANTERANNO ANCORA 'O SOLE MIO, O CI SONO AUTORI ATTUALI CHE STANNO SCRIVENDO UNA BELLA PAGINA NELLA STORIA DELLA MUSICA NAPOLETANA?
Se tu parli di "O sole mio " ti accorgi che non stai parlando diuna canzone,ma di
ricordi,emozioni,tragedie,viaggi,guerre,...la storia ha legato ad una canzone tutto questo e altro ancora..le canzoni oggi non hanno tutto il tempo per far legare tutto ciò..prima si scriveva poco ma bene,oggi si scrivono tante canzoni ed ognuna annulla la precedente...si canta e si canterà sempre "O sole mio " perchè lega più culture efascie di età insieme. Se per canzone napoletana intendiamo scrivere il lingua napoletaa al di là della struttura armonica propria napoletana allora dico che belle pagine dela musica napoletana l'hanno scritta Pino Daniele e Enzo Gragnaniello quando avevano qualcosa da dire,oggi ci sono Almanegretta,99 posse che ci dicono qualcosa.
Ora invece è il momento di un nostro amico, che vive e lavora in Brasile da ualche tempo, autore, musicista e cantante di musica napoletana, Paolo Fiore.
TU VIVI IN BRASILE, DOVE SUONI E DIFFONDI LA MUSICA NAPOLETANA. SEI NEL PAESE DELLE SCUOLE DI SAMBA, TU EMIGRANTE FRA GLI EMIGRANTI NAPOLETANI, RAPPRESENTI IL PUNTO DI CONGIUNZIONE FRA DUE CULTURE, CANTI CANZONI BRASILIANE IN LINGUA NAPOLETANA, E CANZONI NAPOLETANE IN LINGUA BRASILIANA. PRIMA DI RAGGIUNGERE LE SPIAGGE D'OLTREOCEANO, QUALI SONO STATE LE TUE SODDISFAZIONI E DELUSIONI IN ITALIA?
Vivo in brasile da 4 anni, ma visito questo paese in realta da 10 anni, nella fantasia da oltre 30..da quando un giorno ascoltai una canzone strana , suonata in modo scarno da un certo Joao Gilberto...la canzone si chiamava Garota de Ipanema....e fui fulminato sulla strada di Damasco.
Il brasile non e pero solo scuole di samba, ma tantissime realtà musicali e culturali completamente differenti tra di loro, e il paese multirazziale e multi culturale per antonomasia.
Da sempre ho sperimentato la bossa su testi napoletani, dai tempi in cui io e Pino Daniele suonavamo insieme e ricercavamo, ogniuno con la propria sensibilita ed il proprio gusto , colori e profumi nuovi ..armonie nuove...strade non ancora percorse.
Collaborazioni poi con vari musicisti, colonne sonore per film e commedie musicali, anni e anni di Piano Bar e musica dal vivo nei migliori locali italiani ed un po in giro nel mondo.
Un disco registrato col il gruppo di Gino Paoli, disco mai uscito per differenze di opinione con la casa discografica.
Gli incontri scontri con l industria discografica del Nord...il terribile dilemma....essere me stesso o diventare quello che gli altri volevano che diventassi?
Ricordo di una mia canzone di allora:
SONO STATO SUL NEL NORD , DOVE COMPRANO EMOZIONI
NON APPENA MI HANNO VISTO MI HANNO FATTO UN AUDIZIONE
SENZA STARE LI A PENSARE SE SAPEVO O NO CANTARE
SI VA BENE, MI HANNO DETTO, IL NAPOLETANO E GIUSTO
MA CI VUOLE UNA CANZONE CHE SIA UN PO PIU COMMERCIALE
E IO FACENN A FACCIA TOSTA ME NE VACO E SBATT A PORTA
NA NUTTATA INT O TRENO
INT O SANGHE STA RRAGGIA
E CHI HA AVUT NU BAGNO GELATO
MA FORSE HANNO RAGIONE STU FIGLIE E MAPPINE
La frustrazione di vedere far dischi da "Pepp o Bell" ( cera sempre un "pepp o bell" di turno con la sua..." a nammuratell e papa e troppa bbona!") in una Napoli che si disgregava e degradava artisticamente sempre di piu...lo sconforto..il domandarmi "ma come e possibile?"......" ma chi c'e dietro ? chi e caccia sti sord?..poi ho capito ...NUN ERA PE MME!!
Non era per me...me ne sarei vergognato per tutta la vita .
E il neomelodico che dilagava e dilaga ancora...che squallore.
QUANTO ED IN CHE MODO TUO ZIO, GIUSEPPE MAROTTA, HA INFLUITO SULLA TUA FORMAZIONE CULTURALE E MUSICALE?
i ricordi....zio peppino( Giuseppe Marotta) con la sua camicia bianca immacolata nella sua casa del Monte di Dio, alla sua scrivania a scrivere in napoletano, guaglio'...vien acca...assiettette .
Ed io lo guardavo ammirato....trasudava Napoli da tutti i pori...scriveva in Napoletano, pensava in Napoletano,amava in Napoletano, viveva in Napoletano.
Zio Peppino con quel vestito grigio perla nei vicoli a parlare e ridere con la gente, i festival di Napoli, gli artisti che frequentavano la sua casa.
Zio Peppino che nella "Galleria" schiaffeggia un giornalistucolo che, in cerca di sensazionalismo e fama, scrisse male di una sua canzone al Festival di Napoli.
Zio Peppino e i suoi romanzi nei quali raccontava Napoli con quel tocco di classe e fantasia che solo un grande Napoletano puo avere.
Ricordo di uno di questi romanzi, si chiamava GLI ALUNNI DEL SOLE... splendidamente surreale..scritto in modo esemplare. Circa 20 anni dopo un altro scrittore napoletano, copiandone spudoratamente l idea ed alcuni personaggi fece la sua fortuna....ancora oggi e considerato un mito della Napoletanita..ma gia stiamo parlando della Napoli della contraffazione ,della Napoli della "Camorra ripulita" con i suoi MEDIA e la sua facciata perbene e rassicurante.
LUI ERA UN AMANTE DI NAPOLI, QUANTO DI QUEL AMORE HAI EREDITATO E QUANTO E' UN TUO BAGAGLIO PERSONALE?
Mi ha trasmesso l amore per Napoli, Napoli "uno o novanta", "bianco o nero", "regina e puttana"
Oggi vivo in brasile e faccio musica qua, misturando colori brasiliani con sonorita napoletane e l inverso....e mi piace quello che faccio...e sopratutto piace a quelli che mi ascoltano, che mi domandano, che vogliono sapere della mia splendida e meravigliosamante unica NAPOLI, della sua enorme cultura .
UN PROVERBIO CINESE DICE “SE VUOI SAPERE SE UN PAESE E' BEN GOVERNATO, ASCOLTA LA SUA MUSICA”. ASCOLTANDO LE CANZONI CHE OGGI VENGONO SCRITTE DAGLI AUTORI NAPOLETANI CONTEMPORANEI...
Il proverbio cinese di cui parli ha probabilmente un grosso fondo di verità, come tutte le cose cinesi.
La musica Napoletana oggi ? esiste ancora una musica napoletana?
Esistono autori e poeti oggi a Napoli?
Credo di si......Antonio Annona e bravo, Adriano Pennino ottimo musicista ( ha arrangiato un disco di ZIZZI POSSE, una cantante brasilana di origini napoletane, il disco e meraviglioso, solare, caldo..............NAPOLETANO!).. e ce ne sono altri...tanti altri Ma non hanno spazio, non hanno mercato.
La cultura da fastidio, la napoletanita da fastidio...e' scomoda.
Meglio produrre il "pebb o bell" di turno....costa meno e non da problemi...ed il livello si abbassa sempre di più....sara cosi sempre piu facile vendere i vari "Grande Fratello"..o far sognare alle nostre figlie e nipoti di poter diventare un giorno nientepopodimeno che una VELINA...sarà sempre più facile creare bisogni e prodotti che li soddisfino ( naturalmente delle industrie del nord).
Ma attenzione un altro proverbio cinese dice " siediti sulla riva del fiume e aspetta che il cadavere del tuo nemico passi"
Come vorrei esserci quel giorno....come vorrei esserci seduto su quella riva.!!!!!
Chiacchierando con i miei due amici, è venuto fuori che il mercato e la diffusione delle canzoni napoletane è fortemente influenzato da un fenomeno presente sia in italia che in Brasile, la pirateria musicale, musica venduta a basso costo, ma questo se pure importante è un altro capitolo.
La verità è che come in tutti i mondi esiste il bello ed il brutto, e anche non condividendo qualche lato artistico che oggi viene diffuso,se questa è Napoli, non posso amarla parzialmente.
Nello Esposito
Un risarcimento alla regione di emigrazione
L’emigrazione di massa, classica valvola di sfogo della sovrappopolazione (relativamente alla produzione) del Sud italiano, pare sostituita da fughe individuali. Per altro l’apporto (sussistenziale) delle rimesse, che caratterizzò le migrazioni di massa sta rivelandosi poco significativo. Oggi, nonostante il calo delle nascite, nel Sud italiano l’inoccupazione delle persone in età lavorativa appare paurosamente elevata. L’offerta di lavoro non riceve adeguata risposta. L’iniziativa privata, tutt’altro che debole ai bassi livelli d’impresa, non ha ricadute ad alti livelli, in quanto:
1) il comando centrale delle attività finanziarie è ubicato fuori dell’area economica,
2) nel Sud, il rischio d’impresa si connette, di regola, a una o più persone fisiche, per cui è percepito più fortemente che nell’area toscopadana, dove si diffonde tra la collettività degli azionisti, una pluralità di banche, lo stato e gli altri enti pubblici,
3) manca una capitale culturale che abbia assorbito la funzione della Napoli preunitaria.
Una spregiudicata valutazione della strana condizione economica del paese meridionale non può escludere che il diffuso ricorso alla violenza e all’associazionismo mafioso dipenda dalle difficoltà che l’ambiente economico frappone alla mobilità sociale. E’ comunque falso che al Sud non esista una borghesia attiva. Esiste il capitalismo “possibile”, quello dell’impresa minuscola, il più delle volte incastrata nel ruolo di nodo periferico delle aziende padane, sia nel settore della distribuzione sia nel comparto dell’artigianato delle riparazioni.
Il paese meridionale ha l’urgente e imprescindibile necessità di attivare la produzione manifatturiera, la produzione agricola (che non si esaurisce con l'olio) e le attività culturali a queste connesse. La proposizione, secondo cui le risorse occorrenti debbano emergere dal grembo dello stesso Sud, sorvola fin troppo semplicisticamente sui sensi unici che presiedono ai meccanismi di mercato.
Le difficoltà emergenti, connesse essenzialmente con il padanismo vigente a livello di Stato centrale, e le minacce insite nel federalismo fiscale, nonché un principio basilare del diritto secondo cui l'indebito arricchimento è un vulnus, ripropongono il tema del “compenso” all’emigrazione; tema che configura tanto il riconoscimento di un “diritto”, quanto un intervento politico volto a riequilibrare il sistema sbilanciato. Le popolazioni meridionali sono state indotte dalla retorica unitaria a giudicare l’esodo come un beneficio economico personale e famigliare, anche se accompagnato da una mortificazione degli affetti e dei sentimenti. Sfugge non solo alla gente ma anche alla tematica politica (ma qui ad arte), l’idea che andrebbe ripagato alla regione di origine il costo sopportato per formare una persona che poi è costretta a emigrare. L’opinione comune si è assuefatta all’idea che il fenomeno migratorio sia colpa dell’avversa natura e/o del ritardo storico che “gli odiati borboni” avrebbero imposto al Sud.
Forse è per questo che sui costi a perdere sopportati dalle regioni di origine, in connessione con il movimento migratorio, e sui gratuiti vantaggi, che simmetricamente conseguono i luoghi di immigrazione, esiste una magra letteratura. La tematica è stata affrontata con sistematicità – ma con scarsi echi - da Paolo Cinanni nel volume “Emigrazione e imperialismo”, pubblicato nel 1968.
Cinanni delinea la problematica in termini storici: “Con la sua emigrazione secolare, l’Italia ha contribuito largamente all’arricchimento e alla conquista di posizioni di dominio da parte delle economie più forti del mondo. […] utilizzando forze di lavoro supplementari, già formate da altri sistemi, l’economia dei paesi e delle regioni d’immigrazione si avvantaggia grandemente, in quanto risparmia le stesse spese di formazione di tali forze […].
In precedenza, Pasquale Saraceno aveva avvertito che: “L’unificazione economica della società italiana non è obiettivo che possa essere automaticamente raggiunto in virtù soltanto di una accumulazione di capitale intensa e prolungata; occorre anche che il capitale di nuova formazione si riparta fra le diverse regioni del paese in proporzioni che riflettano la disponibilità di forza-lavoro delle regioni stesse.”
Neanche questo avvertimento è stato recepito. L’attuale condizione del Sud non occorre spiegarla, purtroppo è una realtà scolpita dai fatti. Soltanto un’iniziativa di valenza politica potrebbe segnalare alle popolazioni meridionali che, forse, una rimonta è possibile anche senza un radicale sommovimento della struttura nazionale.
Invece che chiacchiere e lagrime di coccodrillo il prolisso governatore Loiero potrebbe mostrare i denti. Non si dice tutti i giorni, ma almeno una volta all'anno. Si metta d'accordo con altre quattro governatori e presentino una legge di iniziativa regionale:
che fissi il compenso dovuto da ciascuna delle regioni italiane di immigrazione a favore di ciascuna regione d’emigrazione, e inoltre che i fondi così ottenuti siano devoluti a istituti regionali d’investimento industriale e di credito artigianale e fondiario.
La nostrana classe politica immagina che l'unico meccanismo per sopravvivere sia il clientelismo, ma forse lavorare sul serio potrebbe portare a risultati più soddisfacenti.
giovedì 8 gennaio 2009
LETTERA ALLA RAI
Anche quest'anno come ogni buon cittadino, pagherò il mio canone di abbonamento RAI. Lo pagherò solo per senso civico, perchè, ma questo è un gusto personale, non trovo piacevole il 90% di tutta la vostra programmazione.
Ma dal momento che, come si legge sul vs. sito, il canone è il mezzo di sostentamento principale, permettetemi di esprimere la mia opinione su cosa pagate con i miei soldi.
Come ogni buona azienda in questo periodo di recessione, avete il dovere di indirizzare le Vs. risorse verso soluzioni più economiche, e non per questo qualitativamente inferiori a quelle che vi vantate di avere.
Esempio questo Vespa che proponete per ogni evento che accade nel mondo, oltre che a pubblicare e promuovere i suoi noiosissimi libri di propaganda, sembra che non sia un Vs. dipendente, ma un consulente che percepisce un lauto compenso, lo stesso dicasi per Santoro. Insomma sembra che fra le Vs fila non ci sia nessun dipendete che possa apparire e rappresentarvi in televisione!
Credo altresì che il vs. organico sia carente di autori di programmi, visto che siete costretti a comprare sempre altrove i programmi, che spesso sono di pessima fattura come i reality.
Proprio su quest'ultimo punto vorrei finire questa breve lettera, ultimamente ho visto in una pubblicità che ci offrirete la visione dell'erede dei Savoia che imparerà a ballare in un reality.
Giusto per sottolineare che Emanuele Filiberto, non appena è entrato dal lungo esilio in italia con la sua famiglia, ha provveduto a chiedere i danni alla nazione quantificabili in 220 milioni di euro.
Io chiedo che i miei soldi non vengano usati per pagare il compenso di filiberto per la partecipazione a questo ennesimo reality. Se questo è invece il modo che il governo ha intenzione di usare per pagare i danni ai savoia, non rendetemi partecipe di questa meschinità.
In ogni caso NON AUTORIZZO l'uso dell'importo del canone da me versato per pagare il compenso di emanuele filiberto.SOLO PER CHI PAGA IL CANONE vi invito a fare la stessa cosa usando questo form
http://www.contattalarai.rai.it/eservice_ita/start.swe?SWECmd=Start&SWEHo=www.contattalarai.rai.it
mercoledì 7 gennaio 2009
lunedì 5 gennaio 2009
RICORDIAMO PIPPO FAVA
"Io ho un concetto etico di giornalismo. Un giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze, che non è stato capace di combattere".
Pippo Fava,1981
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"Io - scrive Fava nel libro-inchiesta I Siciliani, pubblicato nell'80 - sono diventato profondamente catanese, i miei figli sono nati e cresciuti a Catania, qui ho i miei pochissimi amici ed i molti nemici, in questa città ho patito tutti i miei dolori di uomo, le ansie, i dubbi, ed anche goduto la mia parte di felicità umana. Io amo questa città con un rapporto sentimentale preciso: quello che può avere un uomo che si è innamorato perdutamente di una puttana, e non può farci niente, è volgare, sporca, traditrice, si concede per denaro a chicchessia, è oscena, menzognera, volgare, prepotente, e però è anche ridente, allegra, violenta, conosce tutti i trucchi e i vizi dell'amore e glieli fa assaporare, poi scappa subito via con un altro; egli dovrebbe prenderla mille volte a calci in faccia, sputarle addosso "al diavolo, zoccola!", ma il solo pensiero di abbandonarla gli riempie l'animo di oscurità".
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Tra il 1979 e l'82, la mafia insanguina Palermo: cadono il giornalista Mario Francese, il segretario provinciale della Dc Michele Reina, il capo della Squadra Mobile Boris Giuliano, il consigliere istruttore Cesare Terranova, il presidente della Regione Piersanti Mattarella, i capitani dei Carabinieri Emanuele Basile e Mario D'Aleo, il procuratore capo Gaetano Costa, il segretario regionale del Pci Pio La Torre,il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa... Una carneficina da fare impallidire persino la Colombia dei narcos.
Pippo Fava lo ammazzano la sera del 5 gennaio 1984, a Catania...
Orazio Vasta,giornalista
martedì 30 dicembre 2008
Escursionisti Stabiesi
domenica 28 dicembre 2008
Ricordando Re Francesco II
Ieri, 27 dicembre 2008 nella chiesa intitolata al SS.mo Nome di Maria in Puccianiello di Caserta i Comitati delle Due Sicilie hanno fatto celebrare una Santa Messa in onore di Francesco II di Borbone, morto il 28 dicembre 1894. All’incontro sono stati presenti numerosi dirigenti, iscritti e simpatizzanti, giunti da ogni parte della penisola. La Santa Messa è stata celebrata da don Antonello Giannotti, parroco titolare della citata chiesa.
Don Antonello ha svolto l’omelia ricordando non solo i numerosissimi aspetti positivi dei Borbone, ma ha voluto anche evidenziare la fulgida figura di Franceschiello. Don Antonello ha ricordato come il comprensorio casertano è ricco di validissime testimonianze borboniche, le cui espressioni più alte sono rappresentate dal famoso Palazzo Reale, opera di Luigi Vanvitelli, e dalla colonia di San Leucio, un esperimento socio-economico, che a tutt’oggi non ha eguali nel mondo. Il celebrante, però, ha posto anche l’attenzione sulla formazione culturale e religiosa, in particolare, di tutti i membri della casa regnante, che in ogni momento della propria vita e dei momenti più importanti della vita politica del regno delle Due Sicilie hanno dato prova di essere rispettosi della religione cattolica e di essersi sempre impegnati per l’educazione la formazione di tutte le classi.
Con queste premesse Francesco II, che si trovò a dover rispondere ai perché della storia, non esitò un attimo a mettere sempre il bene del popolo in capo a qualsiasi esigenza, foss’anche quella di dover rischiare il proprio regno, cosa che puntualmente avvenne. E Francesco II accettò tutte le traversie della vita e della storia con grande senso dello stato e con profonda convinzione religiosa. Francesco II per tutti gli altri anni pregò sempre per il bene del suo Popolo Napoletano.
Don Antonello nel concludere ha voluto sottolineare come la figura di Francesco II sia una figura da additare a tutto il popolo, in quanto, seppur abbia perso la guerra ed il regno, risulta essere vincitore per essere stato, lui giovanissimo, responsabile, coerente, corretto e sempre pronto a testimoniare i valori più alti dell’uomo e della fede.
Giuseppe Vozza
Presidente dei Comitati delle Due Sicilie
martedì 23 dicembre 2008
AUGURI DA FILATROCK
Che questo Natale ti doni tutta la serenità
che il tuo cuore desidera …
Spero che per miracolo leggendo questa
e-mail ti possa arrivare tutto il calore
e l’emozione che provo scrivendola.
Una bella catastrofe per riscoprire la "Napoletanità"
di Luciano De Crescenzo
Spesso si parla di Napoli in modo negativo perché la cattiveria è in aumento e non solo quella dei criminali della cronaca nera ma anche quella della cosiddette persone perbene, per non parlare della spazzatura che, di tanto in tanto, si ripropone, come i peperoni.
Ùa proposito di rifiuti ricordo, con un pizzico di nostalgia, che noi De Crescenzo di rifiuti, praticamente, non ne avevamo. Alla fine della giornata il tutto si riassumeva in un pacchettino che non andava oltre i duecento grammi, costituito prevalentemente da bucce di ortaggi e frutta, che un addetto ai lavori, detto “o munnezzaro” veniva fin sopra il terzo piano a ritirare di persona. Dalla quantità di immondizia si capiva se una famiglia era ricca o povera. Oggi i napoletani sono ricchi perché la munnezza è tanta. Pensiamo ad esempio a questo Natale. Se consideriamo che in una casa a festeggiare siano una quindicina di persone e ognuno porti quattordici regali, sotto l’albero ci saranno almeno duecentodieci pacchi. Un paio di minuti dopo l’apertura dei doni, il pavimento sarà un tappeto di scatole, scatoline, scatoloni, carte e nastri colorati…
E allora cosa mi auguro per la mia città nel nuovo anno? Una bella catastrofe!
Quando l’astuzia e la malignità umana, diceva Machiavelli, raggiungono un punto oltre il quale non si può andare, conviene di necessità che il mondo si purghi acciocché tutti gli uomini diventino migliori.
Chissà quanti di voi oggi hanno i nervi a pezzi per aver trascorso una giornata piena di problemi. Chissà quanti coniugi hanno appena deciso di lasciarsi dopo una furiosa lite. Ebbene, immaginate per un attimo che un terremoto faccia finire tutte queste persone , senza ucciderle, sotto le macerie delle proprie case. – Aiutoooooo! – griderebbero con quanta più voce possibile nella speranza di farsi sentire. – Aiutooo! – con la voce sempre più fioca col passare del tempo. Poi, finalmente, dopo 48 ore, qualcuno riuscirebbe a liberarle. I coniugi si abbraccerebbero di nuovo dimenticando i motivi per i quali due giorni prima si volevano lasciare per sempre.
Dunque, cos’è “una bella catastrofe”? è un terremoto che non ammazza nessuno, ma che fa riscoprire il senso delle cose. E volete sapere cos’è la “napoletanità”? è la capacità di riuscire a scoprire il senso delle cose senza bisogno di terremoto.
Ecco, su questo voglio contare per l’anno prossimo: sulla napoletanità e tanta munnezza che fa rima con ricchezza.
Dal mensile “MONDOAUTO” di dicembre.

