mercoledì 18 giugno 2008

Capitalismo e servilismo

Ricevo e pubblico da Zitara

La popolazione irlandese, che forse è l'unica ad aver tratto reali vantaggi economici dalla partecipazione alla comunità daziaria europea, ha bocciato il trattato di Lisbona, tendente a consegnare anche formalmente in mano al padronato tedesco, francese e inglese il governo dell'intero continente. Non è il primo no della gente, saltuariamente e disorganicamente interpellata dai padroni europei. C'è già stato il no dei francesi al referendum sulla costituzione, altrove votata alla chetichella dai parlamenti gropponi. Da quel che si sente, a partire dai salotti del Quirinale, dopo il voto irlandese la casta politica groppone preferirebbe andare avanti solo attraverso altri plebisciti parlamentari. Il grande padronato e la casta non si amano. Ma l'amicizia del personale politico è indispensabile ai padroni perché sublima retoricamente gli interessi dei "poteri forti" presso la base popolare, mentre alla casta politica i padroni servono in quanto dispongono del danaro indispensabile per la sua pubblicità.

Il voto irlandese non è un segnale felice per le lobbies del capitale oligopolistico e della grande finanza e neppure per i mediatori politici e confezionatori di regole. E tuttavia si configura come una confusa risposta popolare al malgoverno europeo. E' ben difficile che gli stessi irlandesi o di una qualunque popolazione possano trarne un vantaggio. Meno che mai gli interessi del paese meridionale. Come sempre, d'altra parte. Perché tra i sudditi meridionali e la sovranità padronale europea il rapporto non è diretto. La casta politica meridionale non è finanziata e corrotta direttamente dal padronato, per il semplice fatto che il padronato meridionale arriva, sì e no, a corrompere il giornalismo di provincia. Essa è subalterna alla casta politica toscopadana, a cui vanno in prima istanza i vantaggi dell'alleanza con i padroni padani ed eurovalutari, e da cui riceve i sussidi occorrenti a svolgere il mandato storico di mantenere il Sud in condizione di disgregazione economica e sociale.

La disoccupazione endemica e la corruzione del personale politico stanno alla base dell'appartenenza dei sudditi meridionali allo Stato cosiddetto nazionale. Da quando il cosiddetto brigantaggio contadino venne sconfitto (più che dalle truppe sabaude, dalla borghesia agraria e redditiera e dalle classi a lei aggiogate), fra le popolazioni meridionali è progressivamente scomparsa qualsiasi capacità di reagire ai soprusi, allo sfruttamento, all'usura del capitale toscopadano. Napoli e la monnezza sono un momento eclatante di questa resa, ma la crisi civica della monnezza è la regola, non l'eccezione. Buffoni di ogni genere, sostenuti dal piedistallo del potere romano, si sono comportati e si comportano come delle divinità immortali e decidono della vita di tutti. Un tale sussiego neanche ai re fu perdonato, ma oggi è la sostanza della vita sociale. La gente vota e applaude, non ha altra speranza che la buona grazia del barone in carica.

La rinnovata responsabilità dello smarrimento tra le masse popolari del Sud va imputato ai partiti storici della sinistra italiana, socialisti e comunisti, e al sindacato da essi ispirato. Sin dalla sua iniziale affermazione, negli anni che precedettero la Prima Guerra Mondale, la sinistra operaia e operaista toscopadana (il socialismo municipale) accettò il modello di Stato che il capitalismo del Triangolo industriale (Genova -Torino - Milano) aveva perfezionato. Al quel tempo, questo modello assegnava alle masse meridionali la funzione di fornire, con l'espatrio, le rimesse in dollari necessarie a finanziare l'acquisto (all'estero) di macchine e impianti. Chi conosce un po' di storia patria sa che al congresso socialista del 1911 l'intellettuale pugliese Gaetano Salvemini criticò aspramente tale indirizzo. Ma non ottenne altro che l'isolamento personale. Trentacinque anni dopo, con la repubblica, la linea opportunistica di Turati fu sostanzialmente ripresa da Nenni e Togliatti. Anche in questa fase l'emigrazione meridionale fece parte del sistema dettato dai signori del Triangolo industriale. La sinistra toscopadanista dovette, però, trovare una tattica diversa dal disinteresse verso il Sud denunciato da Salvemini (e quindici anni prima oggettivamente testimoniato dalla torbida acquiescenza alla repressione sabaudista dei Fasci siciliani). Il fatto nuovo si poneva dopo il crollo della dittatura del solo partito fascista e fu la riintroduzione del suffragio universale. Siccome in materia elettorale un affamato e un sazio hanno lo stesso peso, si usarono le idee rivoluzionarie di Gramsci, che conferivano una qualche nobiltà alle masse contadine, Queste idee vennero rimodellate all'uso partitocratico e riformista. L'operazione mistificatoria venne realizzata spingendo su DUE LEVE. Prima: si operò sull'immaginario popolare e sull'ignoranza delle masse. La riforma agraria fu esaltata come l'evento demiurgico della rinascita meridionale. Attuata soltanto in parte, essa spinse altra gente fuori dai campi. All'enorme disoccupazione lasciata in eredità dal Duce immercescibile ai sudici avrebbe provveduto Dio, o come francamente affermò De Gasperi si sarebbe risolta imparando una lingua ed emigrando. La sinistra impiegò non meno di dieci anni per VEDERE la disoccupazione. Il fatto, in verità, non stava dentro le sue geometrie. Cosicché, invece che dare una medicina al malato, ci si limitò a leggergli il foglietto delle prescrizioni. Il Sud avrebbe partecipato alla dinamica nazionale solo dopo l'AVVENTO del socialismo - opera, peraltro, riservata alle masse abitanti l'area compresa tra Firenze, Bologna, Milano, Torino e Genova. Esse avrebbero travolto il rag. Valletta (Fiat), vero re d'Italia, in uno con i baroni meridionali suoi alleati. La seconda LEVA operò nella selezione delle rappresentanze elettorali e politiche fra gli obbedienti alla linea nazionale del partito e gratificando i selezionati attraverso le indennità parlamentari e le prebende da emungere nella gestione degli enti locali.

Il servilismo degli onorevoli proletari ha prodotto il servilismo della gente. L'azione politica si sviluppa fra gli addetti ai lavori e sempre nel corridoio. Il corridoio è il mercato delle vacche, in cui la casta notabilare fa le porzioni del pane ancora a lievitare. La facciata è solo lo specchio del corridoio. Chiunque è legittimato ad agire politicamente, sempre che abbia il seguito di qualche voto c conosca la porta dalla quale si accede al corridoio.

Chi vuole agire politicamente bisogna che vada alla causa delle cause. Le popolazioni sudiche hanno un bisogno oggettivo d'estromettere dai confini del paese meridionale il grande capitale monopolistico, la speculazione finanziaria toscopadana e di abbattere la casta. Ce la farà o no?

Chi di noi ha il senso del dovere ce la deve mettere tutta. Evitiamo di correre dietro, per pura vanità personale, alle competizioni elettorali. La votocrazia ci divide e disperde le nostre poche forze. Finiamola di stampare giornaletti in libertà e di fare l'Armata Brancaleone a ogni tornata elettprale. Creiamo dei nuclei di base tra persone convinte, determinate, capaci di sofferenza, aliene al profitto clientelare. Agiamo solo dove queste cellule votate alla liberazione sono in condizione d'influenzare il territorio. Gli scalmanati non ci servono, e neppure gli intellettuali che accattano posti all'università. O così, o tutto rimarrà come prima, monnezza e tutto il resto.

martedì 17 giugno 2008

… a proposito di politica, cosa c’è da mangiare?

Molte volte abbiamo criticato l’assistenzialismo che le regioni del mezzogiorno pretendono dallo stato sabaudo, ed altrettante volte i governi hanno ascoltato l’allarme lanciato dai politici di casa nostra per varare misure atte a rilanciare lo sviluppo ed il rilancio dell’economia meridionale. Illo tempore venne istituita la famosa Cassa per il Mezzogiorno, che grazie agli investimenti creò la gran parte degli acquedotti esistenti nel sud italia, mentre notizia di pochi anni, i vari governi si impegnano a predisporre il terreno, in termini di incentivi fiscali, alle imprese che vogliono investire nelle aree disagiate del mezzogiorno, per esempio l’istituzione del credito di imposta, strumento adottato anche dalla Tess dell’area vesuviana, che ha fatto nascere molte industrie nell’area torrese-satbiese, mentre ora con la Visco-Sud, si chiede di aumentare del 30% i 64 milioni di euro di incentivi previsti, ed addirittura la possibilità dei crediti di imposta ad erogazione automatica, con la possibilità che tali crediti possano essere utilizzati per il versamento dell’IVA.

Tutto questo, ha portato solo ad uno sviluppo temporaneo della produzione al Sud, basti vedere le imprese che sull’onda degli incentivi fiscali hanno creato o rilevato industrie al Sud, e quante di queste, dopo aver terminato il periodo di grazia regalatole dallo stato, stanno chiudendo i battenti lasciando i lavoratori e le relative famiglie con un pugno di mosche.

Non ultima la Meteco, multinazionale che ha usufruito degli incentivi della Tess, aprendo un sito produttivo a Torre Annunziata negli anni novanta, e che oggi chiude abbandonando al proprio destino 50 famiglie. Che abbia chiuso la cartiera di Pompei è un conto (vedi post di febbraio), ma che oggi chiuda un sito produttivo che opera nel campo della coibentazione (tanto di moda oggi che si parla di involucro edilizio e risparmio energetico nelle costruzioni) è un chiaro segno che si è voluto regalare a determinate imprese milioni e milioni di sgravi fiscali.

Dopo il furto subito 147 anni fa delle tecnologie presenti nel Regno delle Due Sicilie, oggi i governi stanno operando per rubarci anche i sogni e l’onore. Peggio del rubare c’è solo il rubare facendo credere che aiuti.

I soldi vanno con i soldi e o’ can morseca o stracciat.

Per rilanciare realmente la produttività nelle regioni delle Due Sicilie, bisognerebbe rivedere le aliquote IRAP, investire nella lotta alla criminalità, incentivare fortemente gli imprenditori del Sud che investono al Sud, snellire la burocrazia per la creazione e gestione delle imprese, investire nella ricerca e sviluppo (attualmente i fondi sono destinati prevalentemente alle regioni del Nord), creazione di un canale preferenziale dedicato alle imprese locali nella partecipazione agli appalti pubblici, alleggerimento delle aliquote fiscali dei beni, servizi, e produzioni commercializzati nello stesso ambito regionale.

Nello Esposito

http/nazionedelleduesicilie.blogspot.com

sabato 14 giugno 2008

CONFERENZA PROGRAMMATICA LEGA SUD

Ricevo e pubblico da Gianfranco Vetusto, ringraziandolo per l'invito

Siamo lieti di invitarLa a partecipare alla XII Conferenza
Programmatica della Lega Sud Ausonia, che si terrà il 28
giugno p.v. alle ore 10,30 presso l'Hotel delle Terme di
Agnano a Napoli.
http://www.legasud.it/conferenza_programmatica.htm

Cordialità
segreteria federale Lega Sud Ausonia
Gianfranco Vestuto
348.7237078
320.2314845

IL TRATTATO DI LISBONA

ricevo e pubblico dall'illustre Antonio Pagano

Sacrum Imperium

Movimento Legittimista

Via A. Pisano, 16 - 37131 Verona - Tel. 347/3603084

Pagina web: www.traditio.it - E-mail: sacrum.imperium@katamail.com

COMUNICATO STAMPA

Nuova costituzione europea: se la conosci, la bocci

Una grande (e positiva) notizia

L’Irlanda SILURA la nuova costituzione europea:

euroscettici E TRADIZIONALISTI in festa

Nasce morta, prima ancora di essere approvata dalle nostre Camere la nuova costituzione europea, silurata oggi dagl’irlandesi, nonostante il tifo da stadio dei lacché degli eurocrati socialisti di Bruxelles. La carta di Lisbona aveva diviso il centro-destra e un giornalista tra i più zelanti servitori del sistema, Stefano Folli de Il Sole 24 Ore, aveva scritto giorni addietro doversi approvarla senza a, né ba, poiché l’Italia non avrebbe dovuto lasciare nelle cancellerie europee nemmeno l’ombra di un sospetto di eurofobia, che invece taluni partiti, come la Lega, alimentano.

Bene. Ora gli euroscettici hanno vinto e su tutto il continente: perché la regola dell’unanimità rende inutili le ratifiche da parte degli altri Stati membri; perché l’unica volta in cui il popolo ha potuto pronunciarsi, ha cassato le alchimie giacobine dei soloni di Bruxelles; da ultimo, perché l’esempio irlandese trascinerà con sé anche altre nazioni, in primis la Gran Bretagna.

Ma la Carta di Lisbona, seppure più attenuata rispetto alla precedente costituzione U.E. (di cui riprende però l’80 % del contenuto) cosa prevede?

Cone documentato in uno studio irlandese che pubblichiamo tradotto su www.traditio.it, la Carta non fa nessuna menzione di Dio e delle radici cristiane dell’Europa; propugna il relativismo morale e l’omosessualismo (divieto di ogni discriminazione per il cosiddetto orientamento sessuale); limita la tutela della vita umana, consentendo aborto, eutanasia, clonazione terapeutuica ecc.; nega, in nome dell’egualitarismo, le differenze di natura fra i due sessi; non definisce il matrimonio, così da tener aperta la porta alle nozze omosex; obbliga i genitori a un’istruzione laicista della prole, a rispettare la democrazia familiare, favorendo così il ribellismo dei figli; impone la preminenza sempre e comunque della legislazione europea su quella nazionale (in rapporto ormai di 84% a 16%), estendendola anche a materie nuove, come quella penale.

Da una simile catastrofe, accuratamente celata dagli eurofili, non ci ha salvato il governo della falsa destra berlusconiana, che l’aveva approvata in Consiglio dei Ministri, salvo riserve della Lega, bensì Dio e la nazione evangelizzata da San Patrizio. Deo gratias!

Il Coordinatore

Maurizio-G. Ruggiero

Verona, 13 giugno 2008

Sant’Antonio da Padova

giovedì 12 giugno 2008

1° Congresso Nazionale del Partito del Sud


Come annunciato con precedente messaggio, confermo che dal 20 al 22 giugno p.v. si terrà il 1° Congresso Nazionale del Partito del Sud-Alleanza Meridionale presso la Sala Verde dell'Hotel Serapo di Gaeta.

Tutti i Coordinatori Regionali ed i Componenti del Coordinamento Nazionale sono invitati a partecipare anche alla luce delle deliberazioni che si andranno ad assumere in merito ad una eventuale aggregazione con le altre formazioni meridionaliste.

I lavori del Congresso si svolgeranno secondo il seguente programma:

GIORNO 20 GIUGNO

Ore 16,30 – accreditamento dei partecipanti

Ore 17,00 – insediamento dell'Ufficio di Presidenza del Congresso. Verifica poteri

Ore 17,30 – Definizione e composizione delle Commissioni Congressuali (statuto, programma,

elettorale)

Ore 18,00 – Avvio dei Lavori Congressuali

Ore 21,00 – Sospensione dei lavori

GIORNO 21 GIUGNO

Ore 9,00 – Ripresa dei Lavori Congressuali

Ore 9,30 – Relazione del Coordinatore Nazionale A.Ciano

Ore 10,00 – Interventi Programmati

Ore 12,30 – Sospensione dei Lavori

Ore 15,00 – Ripresa dei Lavori

Ore 16,30 – Presentazione dei documenti elaborati dalle Commissioni congressuali

Ore 18,00 – Votazione dei documenti delle Commissioni Congressuali

Ore 19,00 – Insediamento dell'Ufficio Elettorale Congressuale

Ore 20,00 – Presentazione delle Candidature per le Elezioni degli Organi del Partito

Dalle ore 18,00 si terrà il Forum Satellite:

"I Periodici Meridionalisti: Problematiche e soluzioni

per lo sviluppo della informazione delle Genti Meridionali"

GIORNO 22 GIUGNO

Ore 9,30 – Apertura del Seggio Elettorale del Partito

Ore 10,00 – Interventi programmati

Ore 12,00 – Proclamazione degli eletti

Ore 12,30 – Presentazione dei documenti approvati

Ore 13,00 - Intervento del Coordinatore Nazionale eletto

Ore 13,30 - Chiusura del congresso

Si precisa che ai lavori del Congresso avranno diritto di intervento e di elettorato attivo coloro che risulteranno iscritti al Partito. Gli interventi dei responsabili di Organizzazioni esterne accreditate avranno spazio prima dell'intervento del Coordinatore Nazionale eletto

Poiché parte dei lavori sono stati affrontati e risolti già nel Congresso Costituente dell'8 e 9 dicembre 2007 le operazioni congressuali potrebbero subire variazioni terminando anticipatamente rispetto ai tempi previsti.

Ritengo doveroso sollecitare la presenza di tutti coloro che sino ad oggi si sono impegnati senza risparmio di forze per dare corpo e forma al nostro Partito che senza dubbio sta diventando punto di riferimento per tante gente del Sud e della Sicilia.

Il Coordinatore Nazionale

Antonio Ciano

ART. 1 L'ITALIA E' (AF)FONDATA SUL LAVORO

Ricevo dal compatriota Orazio Vasta, un triste intervento sull'ultima tragedia del lavoro. Io aggiungo che purtroppo l'economia italiana, disastrata da 147 anni di cattiva gestione, porta alla speculazione delle aziende che si ripercuote sui tentativi di abbassare i costi di produzione, e quindi, lavoro sommerso (una piaga che colpisce maggiormente il sud italia ma i grandi numeri di evasione si vedono soprattutto al nord), tagli dei costi delle forniture e servizi che gli enti o le grandi aziende affidano a subappaltatori, la mancanza di professionalità dei tecnici incaricati per la coordinazione dei lavori che ad un costo inferiore assicurano la presenza della figura professionale stabilita dalla legge, ecc.
Insomma penso che in termini di sicurezza c'è troppa burocrazia e pochi controlli, si creano nuove figure professionali solo per istituire legalmente un capo espiatorio in caso di infortunio, ma si fa troppo poco per cercare di evitare altre tragedie.
Mi unisco al dolore che ha colpito le famiglie di Mineo.

La morte di sei operai avvenuta a Mineo è una delle tragedie del lavoro più gravi degli ultimi anni. Solo l'incendio alla Thyssen Krupp di Torino, il 6 dicembre 2007, ha avuto un bilancio più pesante (sette morti); mentre la dinamica della tragedia ha qualche analogia con quella accaduta il 3 marzo 2008 a Molfetta, quando furono cinque persone ad essere uccise dalle esalazioni durante i lavori di pulitura della cisterna di un camion.
Ecco alcuni dei più gravi episodi di questa GUERRA DEL LAVORO,VERO E PROPRIO MASSACRO DI PROLETARI,che si svolge sui luoghi di lavoro,e che interessa tutte le "regione" d'Italia...a riprova,che LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI non conosce confini...
8 gennaio 2007 - Due operai muoiono a Pegognaga (Mantova) dopo una caduta nell'imbuto di un silo di una azienda agricola, durante operazioni di pulizia.
12 marzo 2007 - Due operai romeni muoiono travolti dalla ghisa fusa nella Fonderia Anselmi, a Camposampiero (Padova).
16 marzo 2007 - Padre e figlio muoiono a Cogollo di Tregnago (Verona), uccisi dalle esalazioni provenienti dalla cisterna in cui si erano calati per eseguire lavori di manutenzione.
23 aprile 2007 - Una fabbrica di fuochi d' artificio esplode a Gragnano (Napoli); muoiono il titolare e due nipoti che lavoravano con lui.
11 maggio 2007 - Due morti, e 32 feriti, per un'esplosione in una fabbrica di fuochi d'artificio a Piane di Montegiorgio (Fermo).
24 maggio 2007 - A Correggio, due muratori sono uccisi dal crollo del muro di un vecchio fienile da ristrutturare.
18 giugno 2007 - Il crollo di un cornicione di un albergo in ristrutturazione a Ischia travolge un'impalcatura: muoiono due operai romeni.
6 dicembre 2007 - Incendio alla Thyssen Krupp a Torino: sette operai, fra i 26 e i 54 anni, muoiono nel giro di 24 giorni. È il più grave incidente degli ultimi anni.
18 gennaio 2008 - Due operai addetti ai lavori di pulizia della stiva di una nave a Porto Marghera (Venezia) muoiono asfissiati dalle esalazioni di gas.
6 febbraio 2008 - Quattro persone, tutte appartenenti alla stessa famiglia, muoiono nell'esplosione di una fabbrica di fuochi d'artificio nel comune di Orvieto.
3 marzo 2008 - Cinque persone muoiono a Molfetta (Bari) per le esalazioni liberatesi durante la pulitura della cisterna di un camion. Nella cisterma muoiono tre dipendenti e il titolare dell'azienda 'Truck center', calatisi successivamente nella cisterna nel tentativo di salvare i colleghi, mentre un altro lavoratore muore in ospedale il giorno seguente.
16 aprile 2008 - A Cornate d'Adda, due operai dipendenti dell'azienda Masterplast muoiono per l'esplosione di un macchinario per la lavorazione della plastica; le vittime sono un italiano ed un cittadino del Burkina Faso. Un terzo operaio resta ferito.
22 aprile 2008 - Il titolare di un'azienda di trasporti e un suo parente muoiono folgorati in un incidente a Schiavonia d'Este (Padova),mentre lavorano alla pulizia della cisterna di una betoniera.
11 giugno 2008- A Mineo(CT) ...

Orazio Vasta/a rarika

venerdì 6 giugno 2008

L'ineluttabilità della separazione italiana

RICEVO E PUBBLICO DA ZITARA...

Cerco di capire il senso dell'uscita che sembrerebbe impolitica del presidente Napolitano sul travaso dei rifiuti industriali padani al Sud. Un fatto vecchio. D'altra parte se, in alto e in basso, la gente ha letto in Gomorra una cosa che aveva già introiettato - il che conferisce valore artistico al racconto - vuol dire che il più alto esponente della classe politica italiana ha scoperto l'acqua calda. Ma perché il presidente si è deciso a scoprire l'acqua calda. Il Nord è bello da prima che De Amicis ci spiegasse quanto. Non si può parlare male del Nord, che ci ha dato Garibaldi, Cavour, i Bersaglieri e Quintino Sella. Non lo si può fare sui giornali, in televisione, in parlamento. La mafia è cosa sudica. Anche i rifiuti, come pure la viltà politica.

Togli al Sud il pittoresco, e non resta che l'immondizia. Allora perché Napolitano si mette in polemica con De Amicis, i Bersaglieri, le Penne nere, la Scala di Milano, tempio della musica?

La mia spiegazione è che la classe politica italo-romana comincia ad aver paura di perdere anche il sostegno del Sud, dopo aver perduto quello del Nord. E' dal tempo di Ciampi che essa sventola tricolori e si sgola con l'Inno di Mameli. Uno sventolio che prima era rivolto al pubblico dei municipalisti padani recalcitranti, a Verona, a Mantova, a Vicenza, a Venezia, e che ora viene rivolto al monnezzaio Sud.

Chi galleggia sull'unità politica oggi vede il mare agitarsi per venti contrastanti. L'Avanti Savoia! è archiviato, il Fascismo pure, la Resistenza anche. Non restano che lo Stronzobossismo e l'autonomisno siciliano, il quale se non becca quel che attende, anch'esso si [...] con la bandiera innalzata in cima al Quirinale.

Il leghismo non è stato fatto da fessi e da pittoreschi agitatori. E' un progetto vecchio, che è nato nei sotterranei dell'università Bocconi e nei salottini della Confindustria lombarda. Nessuno deve dimenticare che il suo codificatore è stato Gianfranco Miglio, professore e scaltrito pubblicista di 'Mondo economico'. Già negli Anni settanta persino alcuni ambienti della sinistra e dell'editoria di sinistra milanese auspicavano qualcosa che oggi viene identificato con l'espressione federalismo fiscale. Il passo successivo, individuato da Miglio, consiste nell'usare il voto padano per conquistare i palazzi romani. Oggi siamo alla conclusione. Berlusconi e Fini sono sotto scacco. E non sul terreno parlamentare, come fu al tempo di Craxi per i socialisti, ma sul terreno ben più decisivo della pubblica opinione. Per governare a Roma, e da Roma, non basta il consenso del Sud, è necessario, anzi indispensabile, quello di Milano, Venezia e Bologna. Napolitano può fare tutti gli ammiccamenti che ritiene ai napoletani, ma è a Milano che si decidono le sorti di Roma. La politica romana non solo deve sottostare, ma anche avallare e reclamizzare il federalismo fiscale, capitolo ultimo venuto dopo il saccheggio cavourrista, il trasformismo, il fascismo, il resistenzialismo, la patitocrazia clientelista. L'Italia cambia le etichette ma rimane sempre uguale a se stessa: il Nord alza la voce, il Sud presenta il dorso.

Il federalismo fiscale, del federalismo non ha che una squallida assonanza. Il vero federalismo si ha quando tutti i mini-Stati partecipano al controllo della moneta. Il punto riorganizzativo dello Stato nazionale che oggi si vuole non è il fisco, e neppure la moneta o la banca d'emissione, ma la spesa pubblica - chi ha diritto a spendere gli incassi, che rimangono quelli di prima.

Il federalismo è detto fiscale per allettare i fessi, quanto al resto, ogni cosa rimane come prima. Le banche restano al Nord, lì anche il governo del risparmio privato, del credito, le sedi della cultura e dell'elaborazione culturale, la gestione della retorica nazionale, la Borsa, il Milan, la Juventus, l'Inter, il giro d'Italia, Portofino, Camaiore, le Dolomiti, il Duomo, la Madonnina, il Tempio della musica, le città d'arte, le previsioni meteorologiche, la televisione, la ricreazione, la distribuzione, soprattutto la produzione: quella industriale, quella agricola, quella dei servizi superiori. Le loro proiezioni sudiche - mastro Ciccio il meccanico, massaro Cola l'ortolano, il maestro Tuttoso, l'onorevole "a robba du guvernu, cu non futti va 'u 'nfernu", e pure l'accademia Suor Orsola Benincasa per gli studi filosofici (sul sesso degli angeli) - nessuno ce li tocca. E' il normale e onesto corso all'impoverimento unitario. Garibaldi con la spada in pugno che sciabola altri italiani.

Cosenza ha dato al pensiero economico il primo economista moderno. Almeno così dicono i libri. Si chiamava Antonio Serra. Nel Seicento, di fronte al problema della fuga della moneta aurea dal Regno di Napoli verso la repubblica di Genova, cercò di spiegare al Viceré spagnolo che era inutile che facesse bandi per proibire l'uscita della moneta, ed era anche inutile alleggerire il conio del ducato, l'oro se ne sarebbe andato lo stesso e senza salutare. La sola cosa giusta da fare sarebbe consistita nell'aumentare la produzione e le esportazioni (di seta). Esportando, l'oro sarebbe tornato indietro. Il poveraccio finì in carcere e non si sa bene se morì in una cella fornitagli dall'augusto suo corrispondente.

Oggi il problema si pone in termini identici e contemporaneamente diversi, Cercherò di spiegarmi sinteticamente. I prodotti del lavoro meridionale sono costantemente perdenti nello scambio con i prodotti realizzati nelle formazioni sociali avanzate. In apparenza esiste una libera iniziativa e la concorrenza è legge generale. In realtà la concorrenza non esiste, perché chi ha in mano il capitale può spendere in macchine e impianti per produrre ciò che gli altri non possono produrre. Un monopolio tecnologico insormontabile per chi non ha capitali da investire. Il capitale del Sud venne saccheggiato una volta per tutte tra il 1860 e il 1870 e in appresso ogni nuova accumulazione venne risucchiata dal Nord. In termini di una sola organizzazione giuridica, al Sud può guadagnare soltanto chi usa il mitra. Gli studenti liceali sanno che il piè veloce Achille non raggiungerà mai la tartaruga, partita un attimo prima. O per dirla alla paesana: qui il massimo d'industrializzazione a cui possiamo ambire è una fabbrica di gazzose. E' la tecnologia che determina lo scambio ineguale tra aree avanzate e aree arretrate. Ma la tecnologia costa. Lo scambio ineguale arricchisce i ricchi e impoverisce i poveri, è la stessa cosa che Antonio Serra lamentava quattrocento anni fa. Lo Stato italiano è nato per garantire il capitale, cioè il privilegio tecnologico nordista. Per ribaltare la situazione è necessario ribaltare lo Stato. Un Sud indipendente, che si proponesse di risorgere, non avrebbe altra strada che riprendere in mano il controllo delle risorse energetiche (sfruttate da padroni milanesi), la banca d'emissione, la produzione agricola, industriale e i servizi, a cominciare dalla scuola e dalla salute.

Predica al vento, la mia. Perché, prima di arrivare a questo bisognerebbe innalzare le ghigliottine in piazza. Quanto a me, per fortuna sono cambiati i tempi. Al posto del Vicerè spagnolo c'è Napolitano, cosicché sono certo che non morirò in una buia cella di Castel dell'Ovo.

o prevetariello

Ricevo e pubblico da m.se Mario Moccia di Montemalo la primissima reazione al mio intervento

Caro Nello, mi ha intristito molto l'intervento scritto su un giornale a diffusione nazionale di un "prevetariello" da quattro soldi, da trentadenari aggiungerei io, dacchè l'idiota di turno neppure si è accorto di aver acquisito il ruolo di Giuda; anzi si è arrogato, perchè Giuda - almeno - nella mistica, aveva un ruolo voluto da Dio, ovvero un "copione" scritto da Dio, che era una cosa importante per far arrivare Gesù sul Golgota. Ma non mi preoccuperei più di tanto perchè da sempre, "il raglio di un asino non sale al cielo"! E B.B. che spera di farsi qualche soubrette fininvestiana, nient'altro è che un asino! Che non conosce neppure la Teologia di Gesù. Al tuo posto ( che ne sei lo scopritore), invierei il tuo post sotto forma di "lettera al direttore", al giornale, ed una per conoscenza al Segretario di Stato Vaticano, perchè bacchetti l'infimo "pretariello"! Insomma, vedi tu; il mio è solo un suggerimento.Dal mio punto di vista, di democratico vero, ed altrettanto vero cristiano, se B.B. mi capitasse tra le mani, nonostante io sia emiplegico, glielo farei vedere io che cosa significa essere napoletano, e patriota insorgente. Altro che intellettuale! Un saluto insorgente!
Mario il Normanno
P.S. nonostante Gesù predicasse di "porgere l'altra guancia", io sono stufo di porgere la mia a gente del genere! Perciò, se stessero accuort!

A PAZZIELL MAN 'E CREATURE!

Prima di scrivere di qualcuno o di qualcosa, è sempre stata mia abitudine informarmi. Questa volta no. Mi è bastato leggere quello che questo prevetariello ha saputo scrivere sul Panorama del 5 giugno.

Io che sono un umile peccatore, non mi sono MAI permesso di accusare o giudicare persone che non conosco, o parlare male di un popolo, ma come si dice, l’abito non fa il monaco!

Gianni Baget BOZZO (e chi muove i fili di questa simpatica marionetta), nell’impostare la sua critica verso Napoli risulta talmente arretrato che sembra di leggere un giornale sabaudo del 1860, in piena campagna antiborbonica.

Certo il prevetariello è scaltro, infatti ha mancato di paragonare Berlusconi all’invasore Garibaldi, oggetto di una rivisitazione storica.

Avere nelle mani un arma come quella della stampa a diffusione nazionale, rende un bel vantaggio a chi vuole attaccare i giovani e veraci professionisti che fanno parte di “Insorgenza” accostando loro ed i borbonisti alla camorra, dichiarando addirittura che la camorra è il frutto dell’insorgenza borbonica.

È stata proprio la camorra liberata e governata da Liborio Romano a sua volta al soldo di Cavour, a permettere l’ingresso trionfale di Garibaldi in Napoli.

Penso che il prevetariello dovrebbe in primo luogo apprendere quello che Dio ci ha insegnato in merito al rispetto dei popoli e delle persone, poi informarsi sulle attività di Insorgenza, ed infine capire che la propaganda antiborbonica è finita da un po’ di tempo, e continuare ad offendere chi combatte per il bene della propria Patria (le Due Sicilie) denota il proprio preoccupante lato debole.

Lo stato sabaudo, in 147 anni, ha portato al fallimento del Regno che i Borbone avevano creato portando le Due Sicilie ad essere il terzo stato in europa in termini di economia, industria e qualità di vita.

La libertà di pensiero è un elemento fondamentale nella vita dei popoli civili, ma quando ci sono questi prevetarielli che vengono elevati a giornalisti e gli si permette di offendere e scrive stronzate come queste, la libertà dei popoli è fortemente minacciata.

Il prevetariello termina con una bella minaccia al popolo napolitano, quando la piazza è violenta lo stato risponde con la forza dello stato.

Ann mis a pazziell man ‘e creature!

Nello Esposito

http/nazionedelleduesicilie.blogspot.com

martedì 3 giugno 2008

ARRETRATEZZA

Nel lontano 1991 ho visitato un paese ex comunista, la Polonia, da poco era crollato il muro di Berlino e la popolazione si affacciava all’occidente con una gran voglia di vivere.

Passeggiando per le città, si potevano vedere manifesti di concerti dei Ricchi e Poveri, Albano e Romina o Toto Cutugno, ma su tutti chi mi sconvolse fu un manifesto che annunciava la vendita della “nuova” fiat 124.

Il viaggio continuò con varie scoperte, come quella che la polizia come volante utilizzava una Fiat 126 FSM (prodotta in Polonia); tutto mi faceva tenerezza, vedere un paese che voleva iniziare a vivere con quello che in italia già era già superato o fuori produzione.

Vedere oggi l’italia con gli occhi da straniero, mi sembra di rivivere quella stessa emozione.

Vedere i siti internet delle aziende di smaltimento rifiuti estere si percepisce l’arretratezza italiana nella gestione di questo problema, infatti le aziende estere offrono un servizio completo alla popolazione, dalla raccolta dei rifiuti, alla selezione per il riciclo dei materiali, alla produzione di energia elettrica, ed ogni azienda reclamizza come ultimo ritrovato per la produzione di energia elettrica i dissociatori molecolari, a sostituzione degli ormai superati ed inquinanti inceneritori.

Ma questo è solo la parte terminale del ciclo del trattamento dei rifiuti solidi urbani, sul quale preferisco non pronunciarmi, partiamo dall’inizio, cioè dalla produzione dei rifiuti.

Chi ha la fortuna di mettere il naso fuori dai confini italiani, difficilmente si imbatte nei cassonetti dei rifiuti per la strada, nella migliore delle ipotesi sono posizionati nella stessa struttura del condominio, nella peggiore delle ipotesi sono interrati lungo il marciapiede lasciando solo una bocca di apertura all’esterno per depositare il sacchetto della spazzatura. Ma copiare questi sistemi per noi è impossibile dal momento che siamo reduci da una urbanizzazione selvaggia cresciuta a dismisura grazie all’appoggio dei politici di turno ed alla sete di soldi degli imprenditori menefreghisti.

Quindi non possiamo cercare di imitare le soluzioni adottate dai paesi che hanno programmato la loro urbanizzazione in funzione dei servizi e sottoservizi da garantire ai cittadini.

Noi dobbiamo assolutamente intervenire alla base, cioè alla produzione vera del rifiuto. Abbiamo imitato le parti peggiori delle abitudini straniere.

Bisogna limitare al minimo la produzione degli imballaggi derivanti dal consumo degli alimenti, consumo cresciuto esponenzialmente grazie all’apporto dato dai supermercati che vendono, in termini di metri cubi, più imballaggi che alimenti.

Alcune soluzioni per poter limitare al massimo l’inutile consumo di cibi imballati, possono essere pochi ma mirati:

  1. ritornare all’uso del carrellino della spesa (limita il consumo della busta della spesa)
  2. portare dal rivenditore i propri contenitori, di vetro o plastica ma non monouso, per usarli come contenitori da trasporto di carne, frutta, verdura e cibi in genere;
  3. limitare l’acquisto dei prodotti surgelati;
  4. limitare l’utilizzo di posate e stoviglie monouso;
  5. limitare l’uso di tovaglioli e fazzoletti di carta;
  6. cercare fornitori alternativi al supermercato.

Sono pochi punti, anche se ognuno di voi può allungare la lista, non rimuoveranno la spazzatura dalla strada ma aiuteranno a non produrre inutilmente rifiuti che la società toscopadana ci impone.

Nello Esposito

http/nazionedelleduesicilie.blogspot.com