lunedì 3 novembre 2008

BRIGANTI A ORTA NOVA

RICEVO DA RETE DUE SICILIE...


BRIGANTI A

ORTA NOVA

Mostra e Conferenza

Sabato 8 novembre 2008, alle ore 16.00, presso il Palazzo ex Gesuitico di Orta Nova (FG), su iniziativa dell’Associazione Culturale “ Le Nove Muse ” e con il patrocinio del Comune sarà allestita la Mostra Itinerante sul Brigantaggio. Alle ore 19.00 si terrà una conferenza sull’argomento secondo l’unito programma.

Tutti i compatrioti ed interessati sono invitati.

Cap. Alessandro Romano



domenica 2 novembre 2008

I NOSTRI PRODOTTI

Pubblico con vero piacere la lettera segnalatami da Orazio Vasta e scritta dall'amico Corrado Vigo

aro Ministro Zaia
sono una agronomo, ma al contenpo un agrumicoltore, e discendo da famiglia di agrumicoltori.
Faccio la professione da 24 anni, e da 29 coltivo arance, le tanto bistrattate arance siciliane, che tutti amano, ma che ci stanno portando economicamente alla rovina, perchè nonostante gli elevati prezzi di vendita al consumo, a noi vengono pagate a prezzi irrisori.
L'anno scorso anche fra i 5 ed i 7 centesimi al chilo.
Sì ha letto bene! 5-7 €urocent al chilo.
Mi rammarico, però, del fatto che Lei sia poco attento alla questione, ma la vedo assai impegnato, invece, nella tutela (come è anche giusto che sia) dei prodotti della Sua terra.
Vorrebbe, per favore,dare un pò più di "conto e retta" alle problematiche di noi agricoltori del sud?
Corrado Vigo
Trecastagni,2 novembre 2008
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A mio modestissimo parere, quello che può sembrare una manna piovuta dal cielo, la GDO (Grande distribuzine organizzata) è la vera rovina dei produttori, non solo le arance ma anche le mele o le patate che per avere una resa migliore ed un ciclo più breve vengono trattate con i diserbanti, tutto questo per poter meglio servire la GDO che ti impone i prezzi di acquisto in un mercato caratterizzato dall'oligopoilio di poche centrali d'acquisto.
Bisogna ridurre le esposrtazioni verso le grandi società, riattivare e/o investire nei mercati cittadini, (vero polmone dell'economia nelle citta europee), e diffondere la cultura della periodicità dei prodotti dell'orto, argomento quest'ultimo in cui potrebbe essere utile il lavoro di Corrado Vigo

IL FRIGO VECCHIO? PUOI BUTARLO PER LE STRADE DELLA TOSCANA!

Da una segnalazione inviatami dal mio amico Niola Longobardi


Via libera al decreto legge sui rifiuti
Bertolaso: «Arresto per chi li abbandona»

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.

ROMA (31 ottobre) - Chi abbandona rifiuti “ingombranti” (lavatrici, materassi, ecc) se colto in flagrante potrà essere arrestato: lo prevede il decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri che vale però solo per la Campania.

Lo ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso. «Con questa norma - ha spiegato - chi abbandona rifiuti pesanti in strada rischia da 6 mesi a 3 anni di reclusione e, se colto in flagrante, può essere arrestato».

Commento :

“Da loro lo statuto albertino e da noi la legge pica”

Nicola longobardi

Cds sezione C/mare di Stabia.

sabato 1 novembre 2008

ODIO RAZZIALE???!!!

Dal Bolg Rarika


Riprendo dal blog http://loradelvespro.blogspot.com/ ....
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Sulla tanto decantata dominazione araba in Sicilia Dal blog A Rarika, riporto un analisi storica "contro corrente" della dominazione araba in Sicilia. Analisi realizzata e pubblicata da Forza Nuova Palermo:
La dominazione araba in Sicilia
Qui riporterò solo un passaggio:
Esemplare fu l’uccisione del siracusano Niceta di Tarso, acerrimo nemico del Profeta di Allah e dei suoi seguaci. Catturato con molti altri nella chiesa del San Salvatore, fu scorticato dal petto in giù e gli venne strappato il cuore quindi si accanirono ulteriormente su di lui finendolo a morsi e a colpi di pietra...
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In seguito alla mio post con il documento storico in questione,ho ricevuto-l'ha ricevuto anche il blog che l'ha ripreso-questo "commento":
"E' veramente vomitevole la pubblicazione di questa "analisi storica contro corrente".
Ma come fate,"L'ora del Vespro" e Orazio Vasta,a propagandare l'odio razziale-non è un caso che la pubblicazione in questione è di Forza Nuova-contro gli arabi per il solo fatto che sono islamici e non cattolici?
E'vomitevole!
Francesca Rapisarda"
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Francesca Rapisarda,come dici di chiamarti nell'anonimato dell'e-mail,su una cosa siamo perfettamente d'accordo:
E'vomitevole!
E'vomitevole accusarmi di "propagandare l'odio razziale"!
Ma,tu mi conosci?
Hai mai letto quello che scrivo?
Hai letto il documento storico che liberamente ho deciso di pubblicare sul mio blog.
Oppure,ti è bastato sapere che era stato realizzato da Forza Nuova per bollarmi con l'infame marchio di razzista anti-arabo?
E'vomitevole questo atteggiamento irrazionale,isterico,
perdente,colonizzato di chi pretende di sentenziare verdetti finali senza sapere di che cosa stiamo parlando!
Ma la conosci la storia della Sicilia,tu che,da come ti firmi,dovresti essere figlia di questa Terra?
Hai mai sentito parlare della dominazione araba in Sicilia? Sai che significa DOMINAZIONE?
Ho pubblicato il documento di Forza Nuova perchè è un contributo per capire quel periodo storico della mia Patria-la Sicilia,ovviamente!-con una storiografia,fin troppo "di parte",che ha trasformato la DOMINAZIONE araba in una sorta di EDEN per la Sicilia e i Siciliani.
E' vomitevole che,invece di discutere il documento,Francesca Rapisarda,liquidi me e "L'ora del Vespro" con la bolla dell'odio razzistico!
E' vomitevole!
Orazio Vasta
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Fino alla lettura della mail di Francesca Rapisrda, non avevo ancora avvertito un pericolo di diffusione di senso di odio razziale. dunque mi chiedo chi è che diffonde odio razziale?
Le fazioni destra e sinistra, rosso e nero, sono stupide mentalità diffuse da chi vuole creare odio e gestire senza distrazioni i propri progetti di accrescimento del potere. Finchè ci saranno persono pronte ad offendere e mettere in cattiva luce un proprio fratello perchè appartenente o simpatizzante di una opposta fazione, non ci potrà mai essere una crescita sociale.
Questo è il mio parere.
Nello Esposito

VASTA SU 350 BANDE

RICEVO E PUBBLICO DA ORAZIO VASTA...

Prima di tutto,per essere chiaro e chiari,sgombriamo il dibattito dalla presenza delle S.a.r. borboniche,perchè la storia del Sud,della sua oppressione e della sua resistenza,non dev'essere confusa con la storia del "Regno".
Idem per la sua rinascita.
Anche perchè non bisogna dimenticare o omettere che il rapporto dei popoli meridionali e del popolo siciliano con il "Regno" non è stato tutto baci e abbracci.
La Sicilia,che ha sempre rivendicato la propria indipendenza,è stata teatro di repressioni feroci da parte dei borboni...
Ciò,ripeto,per chiarire che la NOSTRA storia,la storia dei meridionali e dei siciliani, non è la storia dei borboni...
Ammesso che siamo d'accordo su questa "separazione" oggettiva della storia,mi permetto di esprimere il mio pensiero sull'intervento di "Praia a Mare",che sintetizzo in questa (sua)frase:"In cosa hanno fallito i Briganti? Forse proprio nel coordinamento unitario? Forse nella più squallida forma di individualismo e sete di potere? Forse nella filosofia del meglio un uovo oggi che una gallina domani?" .
"In cosa hanno fallito i Briganti?"
Perchè i Briganti credevano realmente di vincere la battaglia conto l'invasore savoiardo?
Pensiamo realmente che i Briganti,dai capi all'ultimo combattente,credevano di riuscire a liberare il Meridione?
I Briganti non hanno fallito,per il solo fatto che sono stati un atto di ribellismo.
I Briganti sono stati,fra mille contraddizioni,un movimento armato così eterogeneo,che non poteva mai avere un "coordinamento unitario".
Oltretutto,i Briganti erano dei ribelli,non erano dei rivoluzionari.
Non rispondevano a nessun Cln.
Non erano politicizzati.
I Briganti erano il ribellismo sociale fine a se stesso,altro che "fallimento".
In un certo senso,oso dire che i Briganti sono stati dei kamikaze,che usavano il loro corpo come una bomba,coscienti,senza saperlo,che l'unico atto per non essere cancellati dal dominatore italico era quello di morire come Brigante.
E questo è fallire?
No,i Briganti non hanno fallito.
Hanno vinto!
Quei ribelli hanno segnato con il loro martirio il confine fra chi a Sud sta sempre e ovunque dalla parte del potere - "CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NIENTE" - e chi non accetta di perdere la propria "faccia" e non sposa mai "la filosofia del meglio un uovo oggi che una gallina domani" .
Cordialità,Orazio Vasta

Alla fine anche Il mio amico Orazio ha risposto, se pur attenendosi alla sola parte storica della domanda, ma ha risposto.
Cercavo risposte da tutti i meridionalisti, ma forse sono impegnati a preparare discorsi o cercare il miglior ritorno dagli apparentamenti politici.
Ma comm a vulimm vincere sta guerra!
Grazie ao Orazio, Nicola, i CDS (che sono gli unici che hanno risposto) e a quanti questi post hanno dato almeno modo di pensare.

Carmine Spera a Verdinote


Sono fiero di avere fra i miei amici Carmine Spera, che si impegna constantemente per la realizzazione di piccoli momenti di felicità dedicati ai bambini.
Il video della canzone scritta da Carmine Spera presentata al festival Verdinote tenutosi a Battipaglia (SA)

giovedì 30 ottobre 2008

CALAMANDREI VS. GELMINI

DISCUSSIONE APERTA SU 350 BANDE

RICEVO E PUBBLICO DAL MARIO MOCCIA

350 BANDE? COME SALVARCI DALL'ITALIA E DALLA CRISI PLANETARIA

Nella recente discussione sulle "350 bande", ho letto di un "commento" di un certo Nicola Bruno (Università di Bari ), il quale dopo una breve introduzione conclude con: "Personalmente non credo ad una riforma dolce delle nostre terre. L'eradicamento delle associazioni malavitose richiederebbe un atto violento e deciso che, triste ammetterlo perché sono passati 150 anni e soprattutto perché non sono stato mai affezionato alle famiglie regnanti, necessiterebbe della presenza della nostra vecchia casa Borbone. Finora abbiamo sentito tanti abbaiare alla luna ma solo validi progetti culturali. Di politico, pensato in grande, ancora poco. E affermo ciò rispettando il lavoro di quanti si sono rimboccati le maniche e si sono buttati nella mischia piuttosto che essere comodamente seduti davanti ad un computer come ama fare il sottoscritto...

Bene, rispondo io all'amico di Bari! Va da sé che non posso essere assolutamente d'accordo sull'eradicamento delle associazioni malavitose dai nostri territori, per mezzo di un atto violento e deciso. Per due buoni motivi: "Il primo è il fatto che noi non siamo e non vogliamo diventare dei terroristi in un paese che volente o nolente, è targato Italia, dove comandano delle persone chiamate autorità legalmente costituite che avrebbero il compito-legale di estirpare quella mala pianta delle mafie, ma, per quanto sembra che interpongano un valido istituto chiamato magistratura, e impieghino coraggiosi poliziotti ( spesso ragazzi del Sud), fin'ora non hanno ottenuto grandi risultati; il secondo è che finché non abbiamo una nostra autorità riconosciuta universalmente e responsabile dei nostri territori, come potrebbe esserlo S.A.R.il principe Carlo Maria Bernardo,di Borbone Duesicilie, Duca di Calabria, storico – legale – discendente, non possiamo decidere un passo così importante; perché anche se lo decidessimo naturalmente con l'uso delle armi e a rischio delle nostre vite, rischieremmo persino il carcere da parte delle autorità italiane, per esserci permessi di fare quello che gli italiani, non hanno saputo ( o voluto), fare. Motivo questo che rende lecito il sospetto che queste organizzazioni malavitose servono a lorsignori, per continuare a mantenere il potere. Tanto che tempo addietro, mi è venuto il sospetto che l'unità d'Italia, non sia stata voluta da Mazzini, Cavour e Garibaldi bensì dalla mafia e dalla camorra che solo successivamente hanno generato le altre due pericolose organizzazioni che rispondono al nome di 'ndrangheta e sacra corona unita, tanto per assicurarsi un miglior controllo territoriale. L'istituto poi di confinare alcuni pericolosi malviventi in altre regioni del territorio italiano tutto, era votato al disegno criminale di esportare il modello di organizzazione criminosa, dove poteva meglio servire: "il confino"! Molto nota la cosiddetta "Mafia del Brenta" che si è ben radicata nel territorio che va da Padova a Venezia proprio attraverso il nobile fiume che collega la città del Santo alla città serenissima per eccellenza! Una sorta di globalizzazione (in piccolo), della criminalità organizzata. Altro che "bande"! Ma a proposito di globalizzazione, un giorno ci fu un signore, un certo Clinton, il quale disse che la globalizzazione era un fatto, non una scelta politica ( dichiarazione fatta al Wto del 1998); oggi in Italia, il nuovo governatore del Paese Italia ( sostenitore della globalizzazione), pur di fronte alla debacle economica finanziaria mondiale, ci martella da giorni invitandoci ad "avere fiducia nelle banche" E anche qui – per chi ha voglia di pensare, una domanda: "Ma perché dovremmo "avere fiducia"? Quando mai qualcuno di costoro ci ha avvertito, o perlomeno fatto capire, che era in circolazione una bolla speculativa di queste proporzioni? O non si erano accorti di nulla e allora, visto il mestiere che fanno, sono degli inetti. Oppure sapevano e allora sono dei truffatori. E la stessa suggestione, vale per il primo ministro ed il governatore della Banca d'Italia! Sono degli inetti o sono dei truffatori? Decidano loro stessi; ma forse è meglio che decidiamo anche noi. Almeno noi gente del Sud ( che di rapinatori ce ne intendiamo)! perché è come se un rapinatore, penetrato in casa nostra per prenderci i quattrini, mentre esce con il bottino, ci dicesse: "Mi raccomando, continui a tenere i soldi in casa. Le garantisco che non tornerò più. Abbia fiducia!". No, non possiamo e non dobbiamo avere fiducia, perché questi non hanno capito o fanno finta di non aver capito la lezione, e sono pronti a ricominciare da capo. Non hanno capito che la crescita all'infinito esiste solo in matematica, e non in natura! Che bisogna ridurre produzione e consumi, che non dobbiamo modernizzare, ma fare il contrario, che insomma dobbiamo incamminarci sulla via di un non ritorno graduale, limitato e ragionato a forme di autoproduzione e di autoconsumo che passano necessariamente, per un recupero della terra. E noi, cominciamo a recuperare la nostra! La terra delle Duesicilie che è nostra, deve tornare ad essere nostra, per fare le nostre leggi; altro che seguire le teorie draculesche del signor Berlusconi! Riprendendoci la nostra terra, solo noi, il nostro legittimo capo, potrebbe decidere un ridimensionamento drastico dell'apparato industriale oltre a quello finanziario. La rivoluzione industriale e non questo modello di sviluppo, ebbe inizio due secoli e mezzo fa, ma un secolo e mezzo or sono, La nazione delle DueSicilie, fatta scomparire dalle carte geografiche, con a capo la famiglia Borbone, perseguì il modello industriale iniziale, ma nel contempo fece progredire lo sviluppo dell'agricoltura, delle terre, giungendo a farsi ammettere quale terza potenza europea ( e quindi mondiale nella situazione globale di allora), insieme a Francia ed Inghilterra... E se non ci fosse stata l'Unità d'Italia, le Due Sicilie avrebbero continuato a primeggiare, mentre il resto dell'Italia, sarebbe affondata nell'oblio dei debiti savoiardi dove i prestatori ( cravattari), inglesi e francesi, avrebbero, nel tentativo di sanare i pregressi debiti, tamponato la falla di quei debiti, immettendo nel "sistema" cavurriano, nuova liquidità, cioè altro denaro inesistente a fronte di un inesistente riserva in oro che invece le Duesicilie avevano! Ma quel nuovo denaro immesso nel regno sabaudo, non avrebbe avuto alcuna corrispondenza se non a se stesso, allargando ulteriormente la falla. Per chiarire, è come se una persona qualsiasi, per coprire un debito, ne pagasse un altro più grosso e poi, per coprire questo, un altro ancora più grande e così via fino a che il giochetto non avrebbe retto più. Per un individuo il crack arriva abbastanza presto; un sistema statale può tirare le cose molto più a lungo, come avevano fatto Vittorio Emanuele II ed il suo dracula-cavour che istigato dagli inglesi, decise di tagliare corto invadendo il ricchissimo regno delle Duesicilie con la scusa patriottica di unire L'Italia! Riportando il discorso a quello che sta accadendo oggi, le banche ed i sistemi di governo hanno tirato le cose talmente per le lunghe che prima o poi, il collasso – inesorabilmente – arriva. Quindi il colpo definitivo, se non sarà già oggi, sarà in un vicino domani. Quando l'Iran che non ha partecipato a questo giochetto infernale, non dovrà fare altro che allungare una mano per islamizzare il pianeta. Senza colpo ferire; tanto la ferita mortale, l'Occidente se l'é procurata da sola, per troppa ingordigia di poche famiglie tra le quali – pare – ci sia quella di Berlusconi che in origine non era ricca! Lo è diventata con Silvio primo-pijo tutto. Il papa laico! Per sistemare tutto, saranno costretti a tornare indietro. Con una differenza sostanziale. Se ci staccheremo dall'Italia ora, non faremo parte di quel processo, Se ci affrancheremo – invece – saremo noi a governare il processo di non ritorno, anche per l'Italia, perché in fondo, anche se per centocinquant'anni, siamo stati quasi fratelli. Se non faremo questo, verremo travolti nel crack improvviso, immediato ( poche decine di giorni), con conseguenze apocalittiche, facilmente immaginabili per chi ha un poco di fantasia e di senso critico!

E, come disse il grande Peppino della grande famiglia napoletana De Filippo,: "ho detto tutto"!

Mmm (Un "italiano" di nazionalità Duosiciliana)!

mercoledì 29 ottobre 2008

Sepe, missione di pace "Un centro per le religioni"

Dal sito di Repubblica on line

Conchita Sannino
Il cardinale dialoga in dialetto su Facebook

C´è il cardinale che si iscrive a Facebook e dialoga, via web, con i "nuovi" duecento amici del network, che gli scrivono in varie lingue, dal napoletano al latino. E c´è il cardinale che da ieri apre materialmente un centro a Napoli per «la pace tra le religioni»: l´acronimo è Cedirec, l´indirizzo piazza Miraglia 293, un "ufficio" che non ha eguali in nessuna diocesi italiana. C´è la Chiesa che si fa promotrice di dialogo nel Mediterraneo, esattamente un anno dopo la visita a Napoli del Papa e del presidente Napolitano, che proprio al Plebiscito accese le fiaccole della pace con i vari leader religiosi chiudendo il meeting per l´ecumenismo. E poi c´è la Chiesa che continua a lavorare sulle ferite di ogni giorno della metropoli logorata: dove spesso sembra già impossibile il dialogo tra quartieri "alti" e "bassi".
L´arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, e il suo esercito di pastori, religiose e volontari rilanciano la "missione" di Napoli porto di pace e porta per le integrazioni. Non è un caso che l´iniziativa scatti in occasione della presentazione di un volume e di un video (gratuiti) che celebrano la tre giorni inaugurata da papa Ratzinger a Napoli il 21 ottobre 2007. Il segno di una sfida cristiana, quindi contro vento. Perché nel Paese in cui si espande il pericolo di erigere steccati e i bambini rischiano di entrare in aule separate, «la Chiesa - sottolinea Sepe - va controcorrente. Noi camminiamo lungo la strada che Cristo ha segnato». Anche se la strada, talvolta, «deve attraversare la rete degli internauti, i network, dove vanno i giovani. Per raggiungere anche le loro voci, le loro ansie, le loro domande».
Lo Spirito di Napoli. Il cardinale Sepe lo aveva promesso un anno fa: la preghiera per la pace che nell´ottobre 2007, grazie all´organizzazione della Comunità di Sant´Egidio, portò a Napoli tutti i leader delle religioni del mondo, non sarebbe rimasta «una bella tre giorni e basta». Così, esattamente 12 mesi dopo, l´arcivescovo apre il "Centro diocesano per il dialogo fra le religioni e le culture", il Cedirec. Un luogo di incontro e di studi, spalancato su ricchezze e conflitti del Mediterraneo. «Vogliamo incarnare in una attività concreta e in una tessitura costante - spiega Sepe - lo spirito di Napoli, quella risorsa immateriale che, nel solco dell´esempio di Assisi, ha gettato le basi per scambi densi e costanti tra Napoli e ortodossi, islam, ebrei». Il Cedirec ha sede in piazza Miraglia 293, accanto alla chiesa di San Pietro a Maiella. Sarà diretto da una commissione permanente presieduta dal cardinale Sepe e composta da monsignor Gaetano Castello (decano della facoltà teologica), Adolfo Russo, Paolo Gamberini, don Gino Battaglia (Comunità di Sant´Egidio), don Andrea Milano; segretario generale sarà il professore Marco Rossi. L´iniziativa incassa subito il plauso degli intellettuali musulmani. «Mancava nel Mezzogiorno - osserva Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente dell´associazione Intellettuali musulmani italiani e docente di Diritti confessionali alla Federico II - un punto di riferimento cattolico per il dialogo. Adesso ci auguriamo che le istituzioni raccolgano la nostra proposta di creare un Forum interreligioso permanente riunendo le istituzioni delle maggiori confessioni, in modo da coordinare le tante iniziative sul territorio e da permettere una maggiore diffusione dei risultati positivi raggiunti».
Il ponte tra culture. Nell´agenda del vescovo di Napoli è già tracciato il percorso di scambi culturali per i prossimi 5 anni. Occasioni, annota il cardinale, insieme con don Gennaro Matino, «che mi auguro diverranno anche occasioni di valorizzazione della stratificazione culturale della città». A febbraio si parte con il seminario internazionale sulla figura di Matteo Ripa, napoletano, studioso e sacerdote che visse in Cina nel Seicento e al suo ritorno a Napoli fondò il nucleo di quello che sarebbe diventato l´attuale Istituto universitario Orientale. Nel 2010 l´incontro annuale metterà l´accento sulle chiese dei paesi mediterranei; nel 2011 si parlerà di ebraismo; nel 2012 di islam; nel 2013 di buddismo. «La Chiesa di Napoli - esorta il cardinale - diventa faro di dialogo e di pace, anche nei momenti in cui sembra una metropoli senza pace».
L´ultimo messaggio su Facebook è di poche ore fa, scritto in latino. Il cardinale lo legge e sorride affettuoso. «Ci sono più errori in questo messaggio...». Ma si capisce che ne è felice. «Se la gente è su Facebook andiamo pure là. Mi scrivono anche in inglese, ma il napoletano è sempre la lingua più usata e più bella».

NU NAPULITANO

MI PIACEVA E L'HO INSERITA. PUNTO.