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lunedì 1 dicembre 2008

UN PO' DI NAPOLI IN BRASILE

Riuscire a diffondere la cultura napoletana che non parli di camorra o spazzatura, è un qualcosa che a Napoli riesce difficile fare, ed allora ben vengano persone come Paolo Fiore che nel Mondo diffondono quanto di più bello Napoli possa offrire, con le sue canzoni la sua poesia.

mercoledì 19 novembre 2008

TERESA DEI SIO SU RAI3


Ricevo e pubblico dalla Brigantessa Teresa De Sio...

In anteprima Teresa presenta il nuovo video "O PARAVISO N TERRA"

Questa sera al TG3 NIGHT LINE da mezzanotte all'una Teresa sarà ospite del direttore Di Bella per presentare il nuovo video del singolo "O Paraviso 'n Terra" tratto dal CD "SACCO E FUOCO Edizione DeLuxe"
Il video, il primo in Europa realizzato ad IMPATTO ZERO, è stato girato con l'utilizzo di pannelli fotovoltaici (solari).

sabato 8 novembre 2008

BRAVO ENZO. 30 E LODE

Ricevo dal mio amico Enzo Meglio questo interessante spunto di riflessione sulla canzone le radici ca tieni dei Sud Sound System.

Questa canzone è veramente bella e significativa, ma non sempre è facile riconoscersi in queste parole. Difendere la mia terra, spesso, mi fa sentire come l'avvocato di un delinquente colto in flagrante e reo confesso. Come si fa a difenderlo??? Ecco, forse, il motivo per cui in molti rinnegano le proprie origini, quasi come se fossero per loro un precedente penale. "Sei della Napoli descritta da Saviano? Sei della Gioia Tauro vista su La7? Sei della Sicilia mafiosa?" ecc. ecc. ecc. Come si fa a dargli torto? Come si fa a difendere questo assassino colto in flagrante e reo confesso??? Di fronte a tutta questa evidenza, quali gli alibi e le attenuanti?
Due soltanto: la nostra storia e la nostra cultura.
"Me la difendu, la tegnu stritta cullu core (la difendo, la tengo stretta nel cuore)
la cultura mia rappresenta quiddru ca é statau e ca ha benire (la mia cultura rappresenta quello che è stato e che sarà)
Intra stu munnu, a du nu tene chiui valore (in questo mondo, dove non ha più valore)
Ci parla diversu o de diversu ede culure! (chi parla diverso o è di diverso colore!)".
Rinnovo, a questo punto, il mio invito a lasciar perdere i partituncoli di riferimento. Piuttosto, organizziamo eventi e stands nelle piazze per dare alla gente motivo di credere che la speranza di vedere frutti nel futuro deriva dalla solidità delle nostre radici...

martedì 4 novembre 2008

TUTELA DEL PATRIMONIO STORICO CULTURALE


Questo è il testo della mail inviata al Sindaco di Castellammare di Stabia, in merito alla tutela del patrimonio storico culturale della cittadina stabiese.

Ill.mo Sig. SINDACO

Questa volta Le scrivo per collaborare fattivamente al continuo buon vivere cittadino che Lei sta garantendo con la sua politica.

Non Le chiederò l’ennesima targa da apporre chissà dove, ma una modifica ad un regolamento ritenuto importante per la conservazione della storia di Castellammare di Stabia.

È superfluo ricordare che Castellammare di Stabia ed in suoi illustri concittadini hanno influito su eventi storici di livello mondiale, e la storia si fa in luoghi che noi ben ricordiamo e che le amministrazioni sono tenute a salvaguardare.

Noi abitiamo a Sud, dove il clima benevolo favorisce lo sviluppo e lo svolgimento degli eventi sociali all’aperto, è questo il vantaggio che hanno trovato i molteplici artisti che dipingevano, componevano e scrivevano le loro opere sfruttando le bellezze di Castellammare di Stabia, va ricordato che lungo il viale alberato della villa comunale Luigi Denza (1846 – 1922) fu ispirato e compose la celebre Funiculì,Funicolà.

Molti sono invece gli esercizi commerciali STORICI che hanno donato alla Nostra città momenti di felicità, condivisa con personaggi di alta valenza storica, voglio ricordare l’esempio de IL GRAN CAFFE’ NAPOLI.

Tra gli assidui frequentatori del “bistrot” Spagnuolo ricordiamo personaggi singolari come il principe di Molitemo, il principe di Sant’Antimo, il senatore Guglielmo Acton, il barone Toscano Mandatoriccio, la contessa Coppola, il marchese Pellicano, l’archeologo Giuseppe Cosenza, l’architetto Eugenio Cosenza, il giornalista Michele Salvati, lo scrittore e critico d’arte Piero Girace, il pittore Vincenzo D’Angelo, l’ideatore dei caratteri dell’insegna del Caffè e lo stesso Luigi Denza.
Mentre tra i forestieri illustri si segnalano Eduardo Scarfoglio e Madide Serao, Jane Grey, pseudonimo di delia Pellicano; Enrico De Nicola, Benedetto Croce, Vittoria Aganoor Pompilj,

Ma tutti questi ricordi da chi sono tutelati?

Esiste a Castellammare di Stabia un albo delle attività commerciali storiche? Viene garantito il divieto di trasformazione della destinazione degli esercizi commerciali storici?

Ho dato una veloce lettura al SUAP di Castellammare di Stabia, e non ho trovato traccia di tali accortezze, quindi in un domani, non tanto prossimo, potrei vedere anche il Gran Caffè Napoli trasformato in una BANCA!

E se la politica espansionista delle banche (le ricordo che non esistono banche i cui proprietari siano residenti nel mezzogiorno d’italia) lo riterrà opportuno, nulla potrà vietare di OCCUPARE uno degli ultimi monumenti storici ancora funzionanti della nostra città, ultimo ritrovo della gente per bene di Castellammare che la domenica mattina ama ripercorrere i passi di Raffaele Viviani o di Luigi Denza.

Illustrissimo Onorevole Salvatore Vozza, agisca ora per il bene della sua città prima che gli eventi prendano il sopravvento.

Con stima

Aniello Esposito

mercoledì 29 ottobre 2008

Sepe, missione di pace "Un centro per le religioni"

Dal sito di Repubblica on line

Conchita Sannino
Il cardinale dialoga in dialetto su Facebook

C´è il cardinale che si iscrive a Facebook e dialoga, via web, con i "nuovi" duecento amici del network, che gli scrivono in varie lingue, dal napoletano al latino. E c´è il cardinale che da ieri apre materialmente un centro a Napoli per «la pace tra le religioni»: l´acronimo è Cedirec, l´indirizzo piazza Miraglia 293, un "ufficio" che non ha eguali in nessuna diocesi italiana. C´è la Chiesa che si fa promotrice di dialogo nel Mediterraneo, esattamente un anno dopo la visita a Napoli del Papa e del presidente Napolitano, che proprio al Plebiscito accese le fiaccole della pace con i vari leader religiosi chiudendo il meeting per l´ecumenismo. E poi c´è la Chiesa che continua a lavorare sulle ferite di ogni giorno della metropoli logorata: dove spesso sembra già impossibile il dialogo tra quartieri "alti" e "bassi".
L´arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, e il suo esercito di pastori, religiose e volontari rilanciano la "missione" di Napoli porto di pace e porta per le integrazioni. Non è un caso che l´iniziativa scatti in occasione della presentazione di un volume e di un video (gratuiti) che celebrano la tre giorni inaugurata da papa Ratzinger a Napoli il 21 ottobre 2007. Il segno di una sfida cristiana, quindi contro vento. Perché nel Paese in cui si espande il pericolo di erigere steccati e i bambini rischiano di entrare in aule separate, «la Chiesa - sottolinea Sepe - va controcorrente. Noi camminiamo lungo la strada che Cristo ha segnato». Anche se la strada, talvolta, «deve attraversare la rete degli internauti, i network, dove vanno i giovani. Per raggiungere anche le loro voci, le loro ansie, le loro domande».
Lo Spirito di Napoli. Il cardinale Sepe lo aveva promesso un anno fa: la preghiera per la pace che nell´ottobre 2007, grazie all´organizzazione della Comunità di Sant´Egidio, portò a Napoli tutti i leader delle religioni del mondo, non sarebbe rimasta «una bella tre giorni e basta». Così, esattamente 12 mesi dopo, l´arcivescovo apre il "Centro diocesano per il dialogo fra le religioni e le culture", il Cedirec. Un luogo di incontro e di studi, spalancato su ricchezze e conflitti del Mediterraneo. «Vogliamo incarnare in una attività concreta e in una tessitura costante - spiega Sepe - lo spirito di Napoli, quella risorsa immateriale che, nel solco dell´esempio di Assisi, ha gettato le basi per scambi densi e costanti tra Napoli e ortodossi, islam, ebrei». Il Cedirec ha sede in piazza Miraglia 293, accanto alla chiesa di San Pietro a Maiella. Sarà diretto da una commissione permanente presieduta dal cardinale Sepe e composta da monsignor Gaetano Castello (decano della facoltà teologica), Adolfo Russo, Paolo Gamberini, don Gino Battaglia (Comunità di Sant´Egidio), don Andrea Milano; segretario generale sarà il professore Marco Rossi. L´iniziativa incassa subito il plauso degli intellettuali musulmani. «Mancava nel Mezzogiorno - osserva Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente dell´associazione Intellettuali musulmani italiani e docente di Diritti confessionali alla Federico II - un punto di riferimento cattolico per il dialogo. Adesso ci auguriamo che le istituzioni raccolgano la nostra proposta di creare un Forum interreligioso permanente riunendo le istituzioni delle maggiori confessioni, in modo da coordinare le tante iniziative sul territorio e da permettere una maggiore diffusione dei risultati positivi raggiunti».
Il ponte tra culture. Nell´agenda del vescovo di Napoli è già tracciato il percorso di scambi culturali per i prossimi 5 anni. Occasioni, annota il cardinale, insieme con don Gennaro Matino, «che mi auguro diverranno anche occasioni di valorizzazione della stratificazione culturale della città». A febbraio si parte con il seminario internazionale sulla figura di Matteo Ripa, napoletano, studioso e sacerdote che visse in Cina nel Seicento e al suo ritorno a Napoli fondò il nucleo di quello che sarebbe diventato l´attuale Istituto universitario Orientale. Nel 2010 l´incontro annuale metterà l´accento sulle chiese dei paesi mediterranei; nel 2011 si parlerà di ebraismo; nel 2012 di islam; nel 2013 di buddismo. «La Chiesa di Napoli - esorta il cardinale - diventa faro di dialogo e di pace, anche nei momenti in cui sembra una metropoli senza pace».
L´ultimo messaggio su Facebook è di poche ore fa, scritto in latino. Il cardinale lo legge e sorride affettuoso. «Ci sono più errori in questo messaggio...». Ma si capisce che ne è felice. «Se la gente è su Facebook andiamo pure là. Mi scrivono anche in inglese, ma il napoletano è sempre la lingua più usata e più bella».

domenica 3 agosto 2008

UNITARISMO OSSESSIVO

Onore ad Enzo Sindoni, che con una martellata ha attirato su di se, ma soprattutto sul nome di Garibaldi, le attenzioni delle cronache nazionali ed estere.
Il TIMES ha pubblicato un filosabuado articolo sulla ormai celebre martellata con cui il sindaco di Capo d'Orlando ha demolito il mito ed il nome della piazza dedicata al mercenario dei due mondi.
Ma tutta questa attenzione ha risvegliato le cellule dormienti dell'UNITARISMO OSSESSIVO.
Francesco Renda storico “cerchiobottista” che vive a Palermo si è detto sconcertato per l'avvenimento ma ha dichiarato “...Dobbiamo rivedere la storia, parlarne, discuterne, ma senza colpi ai nomi in luogo pubblico”
Mentre Vincenzo Consolo (palermitano che vive a Milano quindi lontano dalla sua gente) “il movimento antigaribaldi è ignorante ed osceno”
Ma a questi si aggiunge il folcloristico Vittorio Sgarbi, quello che una volta era il viceministro della cultura ed oggi sindaco di Salemi (Sicilia), che addirittura rispolvera e riposiziona la targa garibaldina della proclamazione della sua città a capitale d'italia, (simbolo dell'operetta di quei tempi), ribadendo che la storia non si mette in discussione, e questa operazione vuole ribadire i valori risorgimentali. Concludendo con un “La storia non si cancella”.
Tutte queste sceneggiate, Giuseppe Sciano, in passato, così le definisce “...continuano ad essere squallide retoriche ripetizioni della falsità dell'agiografia risorgimentale, senza alcun rispetto per la verità e per lo svolgimento dei fatti. Il tutto all'insegna del complesso di inferiorità (politico, mentale e psicologico) e dell'alienazione culturale. È la SINDROME DI STOCCOLMA.”
Ma la parola Risorgimento, vuole indicare risorgere da qualcosa che storicamente e culturalmente non è MAI esistito, pertanto non comprendo i commenti di tutti questi INTELLETTUALI, che oggi come 148 anni fa leccano i piedi al potere prepotente della nuova nazione nata senza identità, senza storia, senza cultura, sulla pelle e sul sangue di un popolo pacifico, i duosiciliani.
Risorgere si associa ad una immagine ascendente, mentre dopo 148 anni dal sabaudo risorgimento, le Due Sicilie sono caduti nel baratro della fame, della miseria e del degrado culturale figli della mentalità cavuriana e della propotenza garibaldina.
La prepotenza di chi oggi, rivestendo un ruolo ed una immagine di rilievo mediatico, impera sulla gente dichiarando IL RISORGIMENTO NON SI DISCUTE.
No onorevole Sgarbi la storia non si cancella, nessuno vuole cancellarla, anche perchè sarà difficile cancellare dal nostro animo il dolore che hanno provato i nostri avi, vinti da macellai che per nascondere il sangue dei briganti indossavano la camicia rossa.
La storia ha voluto che nelle nostre città non ci fossero piazze dedicate a Adolf Hitler, così come a New York non esiste Geronimo's avenue o Toro Seduto Square, la storia viene scritta e divulgata dai vincitori, ma in tutte le nazioni ed in tutti i tempi, giungono i giorni della detronizzazione e decapitazione delle statue dalle piazze.
Nello Esposito
CDS Castellammare di Stabia
http://nazionedelleduesicilie.blogspot.com