mercoledì 18 febbraio 2009

PERCORSI



ARTICOLO INVIATO AL SITO DUESICILIE

Perseguire la strada del dominio economico su territori esterni ai propri confini, sfruttando le risorse che i territori in questione offrono ed imponendo la commercializzazione dei propri prodotti/servizi, significa estendere la sovranità di una nazione su un'altra cioè, colonialismo.

A conferma della tesi che i territori rientranti nei confini del Regno delle Due Sicilie, siano una colonia dell’ex stato sabaudo, vi è la situazione politica italiana.

I vari governi che negli ultimi 148 si sono succeduti, si sono concentrati sull’espansione del dominio economico del settentrione della penisola italica, posizionando nel parlamento romano esponenti politici dediti alla realizzazione della volontà del governo stesso, questo ci pone davanti ad una constatazione drammatica quanto ovvia, quando un paese è governato da persone che non rappresentano gli interessi di un popolo, questo non può definirsi una nazione ma una COLONIA.

Se l’identità di un popolo viene smarrita nella selva dei problemi quotidiani, e la storia dimenticata dall’incalzante e diffusa propaganda unitarista, può un popolo definirsi ancora tale?

Un popolo che perde le sue caratteristiche sociali, dimentica la storia, e viene diviso dall’emigrazione, perde gli elementi associanti che lo caratterizza, e viene così trasformato in cittadino italiano.

Chiara a tutti l’esistenza di un settentrione assoggettante, potrebbe stupire l’apatia dei colonizzati!

Non vi è colonia al mondo al cui interno non vi siano organizzate resistenze riunite in movimenti ufficiali o clandestini, che lottano contro gli invasori, e noi del Sud italia come ci siamo organizzati?

Il singolo deputato che nelle camere del parlamento romano lancia il suo grido disperato per una terra dimenticata, per quanto di spessore possa essere la sua personalità, resta inconsistente e muta davanti ai parlamentari occupati a servire il potere economico del paese.

Ma se dal parlamento in 148 anni non sono arrivate concrete azioni volte al miglioramento della qualità della vita nel meridione d’italia, vuol dire che all’esterno ci si è organizzati in veri e propri movimenti che almeno tengano viva l’identità di un popolo.

Da ormai qualche decennio, ci sono meridionalisti che rievocano le gesta che furono dei briganti, rispetto a 148 ani fa hanno dalla loro una più agevole propaganda, alimentata dalla fulminea presenza sul territorio assicurata dai moderni mezzi di trasporto, e dall’accesso ai canali di diffusione, quali internet o televisione, su cui i nostri avi non poterono contare.

Ma la sostanziale differenza fra le due figure che lottano per il bene delle nostre terre ne pregiudica i risultati. La differenza che c’è fra i briganti e gli attuali meridionalisti è semplice. I briganti non lottavano per l’indipendenza, ma per la salvezza di una nazione, non potevano essere meridionalisti in quanto non esisteva la sensazione di essere meridionali a qualcuno, e liberavano le terre dai piemontesi al grido di VIVA ‘O RRE, figura fondamentale nella loro nazione.

Oggi parte dei meridionalisti, vuole rendere indipendente il “nulla economico”, cercando di diffondere il “nulla politico”, progetto vuoto per definizione e programma, che fa capo non ad una sola persona, fondamentale per la restaurazione di un Regno, ma ad una serie di movimenti, che precludono la strada politica, privilegiando l’aspetto accademico e culturale del movimento.

La preclusione, dettata dalla paura che la politica distorta e corruttrice punti ad impossessarsi delle idee (?) dei movimenti meridionalisti, comporta una mancata crescita economica; resta infatti assodato che l’unico modo per far si che l’ex Regno delle Due Sicilie ritrovi un indipendenza economica necessaria, passa per l’azione politica.

Ma come già detto, oggi il popolo duosiciliano, non è rappresentato da nessuna forza politica, è dunque d’obbligo costruire una struttura politica che persegua gli obbiettivi di crescita ed indipendenza economica del Sud Italia, necessaria, più della dignità, al recupero dell’identità ed alla trasformazione da cittadini italiani a popolo duosiciliano.

La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli (Aristotele).

Nello Esposito, CDS Castellammare di Stabia

domenica 15 febbraio 2009

Gaeta 14 febbraio 1861

Generali, uffiziali e soldati di Gaeta. La sorte della guerra ne separa. Combattuto insieme cinque mesi per la indipendenza della patria, sfidando e sofferendo gli stessi pericoli e disagi, debbo in questo momento metter fine a'vostri ero ici sacrifizii. La resistenza divenuta era impossibile. Se il desio di soldato spingevami a difendere con voi l'ultimo baluardo della monarchia, sino a caderne sotto le mura crollanti, il dovere di re e l'amore di padre oggi mi comandano di risparmiare tanto generoso sangue, la cui effusione or non sarebbe che l'ultima manifestazione d'inutile eroismo. Per voi, miei fidi compagni, pel vostro avvenire, per premiare la vostra lealtà e costanza e bravura, per voi rinunzio al bellico vanto di respingere gli ultimi assalti d'un nemico che questa piazza difesa da voi non avrebbe presa senza seminare di cadaveri il cammino. Voi da dieci mesi combattete con impareggiabile coraggio. Il tradimento interno, l'assalto di rivoluzionarii stranieri, l'aggressione d'uno Stato che dicevasi amico, niente v'ha domato, nè stancato. Tra sofferenze d'ogni sorta, passando per campi di battaglia, affrontando tradigioni più terribili del ferro e del piombo, siete venuti a Capua e a Gaeta, segnando d'eroismo le rive del Volturno e le sponde del Garigliano, sfidando per tre mesi in questé mura gli sforzi d'un nemico padrone di tutta la potenza d'Italia. Per voi è salvo l'onore dell'esercito delle Due Sicilie; per voi il vostro sovrano può tenere alto il capo, e nella terra dell'esiglio dove aspetterà la giustizia di Dio, il ricordo della vostra eroica lealtà gli sarà dolcissima consolazione nelle sventure. Sarà distribuita una medaglia speciale che ricordi lo assedio ; e quando i miei cari soldati torneranno in seno delle loro famiglie, gli uomini d'onore s'inchineranno al loro passaggio, e le madri mostreranno a'figliuoli come esempio i prodi difensori di Gaeta. Generali, uffiziali, soldati, io vi ringrazio ; a tutti stringo le mani con affetto e riconoscenza ; non vi dico addio ma a rivederci. Serba temi intatta la lealtà, come eternamente vi serberà gratitudine e amore il vostro re Francesco"

giovedì 12 febbraio 2009

Napolitano, la Costituzione, il Sud

di Nicola ZITARA

Il mio personale rapporto con Napolitano è vecchio di oltre cinquant'anni. E' stato il legame di bandiera tra un militante socialista e un dirigente nazionale del PCI; lui sul podio a insegnare, io in piazza a imparare; lui al centro dell'assemblea, a presiederla, io su una sedia dell'ultima fila a essere presieduto. Adesso lui è sotto i riflettori e di fronte alle telecamere e io dall'altra parte del video, a vedere e a cercare di capire. Gli anni e l'esperienza gli hanno conferito una scioltezza d'eloquio, una sicurezza oratoria e una comunicativa politica che da giovane non aveva. Cioè hanno costruito una personalità nuova o inespressa. Dalla mia parte gli anni hanno portato il senno che mi mancava. Mi sento più esperto, so le cose che le delusioni politiche mi hanno insegnato. Certo da giovane egli si trovava a dover sottostare a dei superiori che gli facevano la pagella, mentre oggi, per il prestigio che si è conquistato in due soli anni, sta più in alto di ogni altro uomo della sinistra. I suoi giudici sono la sua coscienza personale, la sua responsabilità di uomo di Stato, gli italiani che consentono o dissentono, le grandi potenze mondiali a cui l'Italia è collegata. E questo è un gran passo avanti.

L'avversario di Napolitano è Berlusconi. Ma cosa rappresenta l'uno e cosa rappresenta l'altro?

Nei primi anni Novanta, l'Italia, per non essere esclusa dal sistema monetario europeo dei cambi fissi, vigente in Europa, e da quello in preparazione della moneta unica europea (Euro), fu costretta ad adottare alcuni provvedimenti di carattere sociale, negativi per i lavoratori e in genere per le famiglie proletarie. Dovette inoltre procedere a smantellare il sistema delle banche e delle industrie di Stato. Questi provvedimenti, che modificavano profondamente il precedente corso interclassista, il più che trentennale Stato sociale, vennero adottati con il consenso dei sindacati e dei partiti di sinistra. Bisogna aggiungere che il più delle volte la realizzazione della svolta sociale fu affidata proprio a governi diretti da uomini di sinistra.

Con questa delega, che aveva la funzione di fare inghiottire il rospo alle masse, si santificava un negozio politico - un patto tra sinistra e Confindustria - per cui la sinistra restava titolare di eseguire direttamente il contratto o comunque di vigilare sulla sua esecuzione ad opera di altri. In buona sostanza, per la sinistra si trattò d'accettare una svolta a destra - liberale, liberistica, capitalistica, antisindacale - che veniva imposta alla società italiana dalle forze capitalistiche dominanti in USA e in Europa, con il patto tacito, però, che sarebbe stata essa stessa a dirigere o collaborare alla svolta come forza di governo in carica o come forza capace di condizionare e vigilare sul governo in carica, in modo che il passaggio non fosse eccessivamente duro per i lavoratori.

L'ingresso di Berlusconi sulla scena politica italiana va bene interpretato (al di là del temperamento e della morale dell'uomo) come un risveglio delle classi del capitale a realizzare da sé, in modo determinato, convinto e rapido, la restaurazione liberista e antisindacale, scavalcando la mediazione della sinistra.

Le forze del capitale non sono uno strato uniforme del mondo produttivo. Ci sono i piccoli, i grossi, i medi, gli autonomi. Ciascuno di questi strati ha una sua storia, una sua condizione, degli interessi precisi nella geografia del mercato interno e internazionale, dei rapporti diversi con il fisco e la burocrazia statuale. In Italia, la grande industria è stata sempre protetta dallo Stato in modo aperto o sottobanco. Il suo rapporto con il fisco si fonda sulla più ampia autonomia, in quanto essa è in pratica libera di scegliere se dichiarare o non dichiarare in bilancio il profitto o le perdite. Il suo rapporto con la pubblica amministrazione è, poi, di assoluta supremazia. Non così l'impresa media, piccola, autonoma e persino quella medio-grande. Il popolo che Berlusconi ha scelto come base e sostegno della sua ascesa politica va dal pescivendolo che gira di porta in porta a chi dirige una fabbrica con diecimila o ventimila operai. Non pagare le tasse, ottenere libertà di manovrare i prezzi, pagare bassi salari. E' sotto gli occhi di tutti che Berlusconi ha stravinto. In corso d'opera, si sono schierati con lui vecchi e meno vecchi esponenti del consociativismo che hanno intravisto nella nuova formazione partitica una rapida possibilità di ascesa. In sostanza Berlusconi è riuscito a unificare sotto il suo simbolo partitico la parte commerciale della borghesia nazionale e molti detriti della patitocrazia. Lo ha fatto su una linea arretrata, ma è riuscito in un'impresa che ha due soli precedenti, il trasformismo di Depretis e il fascismo. Qualche sporadica resistenza si è avuta da parte della Fiat e delle altre industrie super avvantaggiate del Piemonte e dell'Emilia. Il Sud ha ceduto su tutta la linea. Lo stesso autonomismo o federalismo siciliano di Raffaele Lombardo è un cedimento di fatto alla linea antioperaia di Berlusconi, che nessun meridionalismo a parole può nascondere.

Il congiunto operare dello spiazzamento sociale a sinistra e dell'aggressività padronale ha ridotto il popolo lavoratore in mutande. E molto spesso anche senza quelle. Sans culottes. Al contrario il popolo delle partite IVA gongola.

Conseguentemente la sinistra si trova a difendere le scelte liberiste ai danni delle masse e contemporaneamente a invocare il consenso di queste masse non più sul piano sociale ma, miserevolmente, sul piano costituzionale, o meglio su un piano anteriore alla Costituzione del 1948 e del tutto settecentesco, qual è la divisione della sovranità nazionale in tre poteri distinti e indipendenti. Ma quando le masse hanno la pancia vuota, la democrazia (cioè il patto di convivenza tra datori di lavoro e lavoratori) rischia d'essere dimenticata, come avvenne tra 1922 e gli anni del disastro concatenati della guerra e della guerra civile. Nell'attuale situazione socio-politica di forte egemonia padronale, la funzione codina, elettoralistica, votocratica e clientelare della sinistra in Meridione non ha più alcuna prospettiva, tanto più che quelle frazioni toscopadane del proletariato che riescono ancora a pagare le bollette sono divenute scioviniste e parteggiano per lo stronzobossismo. C'è del tutto una corrente politica della sinistra toscopadana che immagina un proprio partito in competizione stronzobossistica con la Lega.

Napolitano è assurto a leader della resistenza democratica, costituzionale, europeista. La difesa di questi valori è importante, forse vitale, per la formazione sociale toscopadana, ma non serve a noi. Non serve perché non serve una Costituzione che è rimasta deliberatamente inapplicata nella norma che contempla il diritto al lavoro (art. 4), una norma fondamentale per noi, essendo il lavoro la base della convivenza civile in una società in cui ormai si vive di soli scambi di mercato e non più di autosostentamento. Se la tutela del lavoro è assicurata soltanto nei luoghi in cui la domanda è spontanea, il patto costituzionale d'unità nazionale è cancellato alla radice. I voli pindarici dei nostri intellettuali liberal-democratici sono la palla di piombo al piede che inabissa il proletariato meridionale. L'illusione che la nazione giacobina sabauda fascista resistenziale, cara all'intellighenzia napoletana, siciliana e in genere meridionale (Croce ci ha descritto i Savoia come i soli possibili salvatori del Mezzogiorno) possa bastare come base alla civile convivenza equivale a una castrazione dell'intelligenza e al rifiuto di ascoltare la storia; degrada l'idea di nazione a una truffa. Cercare qui il consenso in modi più o meno corretti con lo scopo reale di sostenere lo sviluppo altrove - come si va facendo sin dal tempo di Turati - lascia aggrovigliato il nodo più vistoso del contesto unitario.

La democrazia meridionale (cioè l'incontro tra capitale e lavoro) può essere interna al Meridione. L'ipotesi che debba essere esterna è fallita molte volte nel corso di centocinquant'anni di unità. Il ritorno al quadro di un'Italia divisa in più Stati rientra e collima con il sistema europeo. La recente separazione tra Ceki e Slovacchi ha giovato a entrambi i paesi e s'inquadra benissimo nel processo di unificazione europea.

lunedì 9 febbraio 2009

DOPPIA VELOCITA'

Il 28 febbraio 2003 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nel settore del traffico e della mobilità di Mestre-Venezia.
In meno di un anno vengono effettuate tutte le operazioni burocratiche di studio preliminare, studio per l’impatto ambientale approvato nello steso anno dal Comitato Interministeriale di Programmazione Economica.
Il 25 febbraio dell’anno successivo la commissione di gara ha aggiudicato il bando alla Società di Progetto Passante Mestre S.C.p.A, nella qualità di contraente generale, che dovrà Redarre la progettazione definitiva ed esecutiva e realizzare con qualsiasi mezzo i lavori per la realizzazione dell’autostrada A4- Variante di Mestre-Passante Autostradale ed espletamento della direzione lavori.
La società di Progetto Passante di Mestre S.C.p.A., ATI formata dalle più grandi imprese di costruzione italiane, Impregilo, Grandi Lavori Fincosit, Fip Industriale, Cooperativa Muratori e Cementisti, Consorzio Cooperative Costruttori, Consorzio Veneto Cooperative, Serenissima Costruzioni, il giorno 11 dicembre del 2004 inizia i lavori per la realizzazione di complessivi 32,3 Chilometri di strada, con 8 gallerie, 4 viadotti, 14 attraversamenti fluviali, 15 sovrappassi, 22 sottopassi, 3 interconnessioni con rete autostradali, 3 barriere all’incrocio con tratti autostradali e 3 caselli intermedi, utilizzando 864.261.413,00 Euro.
Il giorno 8 febbraio 2009, quando mancavano pochì giorni allo scoccare del 6° anno dalla dichiarazione di stato di emergenza da parte del governo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi, è in prima linea alla cerimonia di inaugurazione del passante di Mestre.
Questa è l’italia che funziona.
O forse sarebbe meglio dire, questa è una parte dell’italia che funziona.
La ramificazione dei collegamenti autostradali presenti al nord, consento una libertà di movimenti della merce unica a livello nazionale.
I trasportatori hanno la possibilità di percorrere molte centinaia di chilometri, unendo i due estremi dell’italia settentrionale, su un autostrada a tre corsie, toccando tutti i centri e le città, nonché le zone industrializzate.
Passata la frontiera meridionale dello Stato pontificio, il nulla.
Esistono solo due tronconi di strada che non si congiungono fra loro, che uniscono il Sud al Nord, la Bari-Bologna, e la Napoli-Milano.
Il resto è un continuo stato di emergenza, sono circa 30 anni che si cerca di costruire la Salerno-ReggioCalabria, ed oggi ancora stiamo cambiando i progetti realizzati nella metà del secolo scorso.
Addirittura festeggiamo quando Ennio Cascetta, assessore delle Regione Campania, va ad inaugurare l’apertura del casello autostradale di Fratte, è praticamente l’inizio della SA-RC.
Abbiamo, anzi, lo stato ha creato immense aree industrializzate nel sud italia, sperperando e regalando agli industriali del nord svariati milioni di euro, dimenticandosi di realizzare la base delle infrastrutture, ed oggi possiamo vedere in giro per il Sud italia tanti scheletri industriali, regali di una promessa di sviluppo mai decollata per volontà politica. E poi danno la colpa alla mafia o camorra che sia.
L’italia è divisa in due, due velocità di sviluppo, una parte viaggia a tutta velocità su una tre corsie, l’altra a piedi e su una strada sterrata, e questo è dovuto ad un'unica caratteristica, la politica italiana è concentrata solo sullo sviluppo di una parte della nazione.
Ma, esiste una classe politica nel meridione?
Certo, esiste per avallare le ingiustizie e amministrare le emergenze, ma funziona al 50%!
Nello Esposito

martedì 3 febbraio 2009

Giuseppe Gatì è morto

di Giovanni Mustafa
Giuseppe Gatì è morto




"Stamattina Giuseppe Gatì (il ragazzo che contestò Vittorio Sgarbi ad Agrigento - NdR) è morto.

Incredibile, vero? Noi l’abbiamo visto con i nostri occhi e ancora non ci crediamo.

Giuseppe è morto mentre lavorava: era andato a prendere il latte da un pastore ed è morto fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ morto dentro una bettola di legno, sporca.
E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.

Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.

Era troppo pulito per vivere in mezzo a questo fetore e a questo schifo.

Aveva urlato “VIVA CASELLI! VIVA IL POOL ANTIMAFIA!” era stato anche criticato per questo, ma aveva smosso queste acque putride e stagnanti che ci stanno soffocando.
Era un ragazzo dolcissimo, dava amore, desiderava amore.

Suo padre oggi ha detto, distrutto dal dolore, in lacrime: “Sono sempre stato orgoglioso di mio figlio, anche se a volte ho dovuto rimproverarlo, solo perchè mi preoccupavo per lui. Ma sono orgoglioso di lui per tutto quello che ha fatto”. Giuseppe questo lo sapeva.

Anche noi, Alessia, Alice e tutti i suoi amici siamo orgogliosi di lui. Non sappiamo come esprimere il nostro dolore. Ancora non riusciamo a crederci.

Vi lasciamo con le sue parole:

“E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci”.

venerdì 30 gennaio 2009

BRITISH WORKERS


Quando nel 1869, il canale di Suez venne aperto, ci fu una rivoluzione nel trasporto navale da e per l'Asia. La massonica Inghilterra aveva da tempo intravisto l'importanza di avere sotto controllo il traffico marittimo nel Mediterraneo, colonizzando da prima Gibilterra e poi Malta, ma il vero obbiettivo non erano i due piccolissimi ma strategici territori, il loro vero obbiettivo, era la conquesta economica del Regno delle Due Sicilie.

Oltre al controllo dei traffici marittimi, cosa portava gli interessi anglo-massoni a concentrarsi sulla caduta dei Borbone?

Oltre alla crescente “simpatia” dell'impero russo per la vivacità economica delle Due Sicilie ed alla famiglia regnante, è bene ricordare che la Sicilia in piena rivoluzione industriale, copriva con i suoi giacimenti il 90% della produzione mondiale di ZOLFO, e poco prima dell'invasione piemontese i Borbone gli tolsero la gestione dei giacimenti.

Ma fu proprio la presenza a Marsala degli inglesi, proprietari di grandi vitigni nella zona, che consentì lo sbarco dei mille, finanziati proprio dai massoni inglesi, e di lì l'invasione del Regno delle due Sicilie e la caduta dello Stato Pontificio, quest'ultimo protagonista dell'annoso conflitto Massoneria-Chiesa.

Questo schematico riepilogo di un disastro vecchio di appena 148 anni, mi riporta ad oggi, con società inglesi presenti ancora in tutto il nostro territorio, compagnie assicurative che si fregano i nostri soldi, la falsa moda che irrompe con la loro volgarità nei nostri negozi, petrolieri che vengono ad inquinare le nostre terre, si sono imposti come lingua ufficiale internazionale, nonostante sia una delle meno parlate nel mondo, loro che hanno infuso la mentalità esterofila a milioni di persone per trarne vantaggi, una famiglia reale che cade a pezzi e nulla ha da trasmettere ai suoi sudditi se non falsità, tradimenti, violenza, microcriminalità e non ultimo il razzismo mostrato dal principino nei confronti del popolo arabo.

Proprio questo sentimento è meglio diffuso nel popolo inglese, che ti guarda di traverso quando tu, turista fai da te, nel chiedere informazioni sbagli una parola, o come ultima notizia ascoltata al notiziario di oggi 30 gennaio.

Una cittadina protesta per l'arrivo di una impresa italiana vincitrice di un appalto per l'ampliamento di una raffineria dei francesi della TOTAL, la presenza di operai italiani (circa 300) che sono dipendenti della società hanno fatto infuriare i disoccupati inglesi, che si sono visti fregare una buona opportunità di lavoro.

La protesta contro l'arrivo di operai italiani sul sito della raffineria Lindsey Oil, nell'est dell'Inghilterra, si estende a macchia d'olio in tutto il Regno Unito.

All'origine della protesta un appalto di 220 milioni di Euro dato dai francesi ad italiani e portoghesi, e subito Lincolnshire le proteste si sono estese in Scozia Galles ed in altre regione dell'inghilterra.

Ma come proprio loro che hanno lottato per la libera circolazione dell'economia all'interno dell'Europa.

Anzi come dicevo prima, la rabbia dei disoccupati inglesi, è degenerata nel loro sentimento più ricorrente, xenofobia.

Arrivati ad un certo punto, dopo che hanno diffuso il peggior virus massonico nel mondo, era difficile che, benché si definiscono fratelli, non vi si ritorcesse contro nel momento del bisogno.

La decantata crisi economica mondiale ha avuto certamente il primo effetto, si sono rotti gli equilibri, quella che ieri era una superpotenza protetta dalla stabilità della propria moneta, oggi vede diminuire la differenza di valore con la divisa europea, si cerca di correre ai ripari con commesse affidate ad imprese più economiche, e quindi straniere, ma il popolo tanto fiero di sentirsi ENGLISH, è pronto per tutto questo?

Un paese sempre dominante, che sta per crollare sulla pochezza del loro potere, come si confronterà con la prossima invasione economica che sconvolgerà il modo di esistere degli ENGLISH?

Con tutta probabilità uno dei paesi danneggiati dal potere massonico nel 1860, sta gongolando... e non per forza l'ex Regno delle Due Sicilie.

Nello Esposito



lunedì 26 gennaio 2009

ELEAML - COMUNICATO STAMPA DEL 25/01/2009

In attesa di una edizione cartacea Nicola Zitara ha deciso di mettere
a disposizione del popolo della rete la stesura definitva della sua opera.
Si tratta di una lettura ostica, come la definisce egli stesso, ma noi
invitiamo i giovani del Sud a leggersela e magari a contattare Zitara
per chiedere chiarimenti in merito a quanto affermato nel suo testo:
Il Ri-sorgimento toscopadano: una spinta dal basso in l'alto
Alle radici del capitalismo toscopadano
Questo è il link
http://www.eleaml.org/nicola/risorgimento/2009_nz_Ri-sorgimento_toscopadano.html
alla pagina dalla quale potrete scaricare la premessa
e i tredici capitoli che compongono l'opera completa.

Mino Errico - www.eleaml.org

giovedì 22 gennaio 2009

CHIESA NEL SUD, CHIESA DEL SUD



Di
PIETRO TRECCAGNOLI
La Chiesa del Sud scende in campo. Lo fa a modo suo, vent’anni dopo il documento della Cei su «Chiesa italiana e Mezzogiorno», affrontando di petto la questione meridionale, alla luce di due decenni che sono stati cruciali e, inutile nasconderlo, di decadenza. A chiamare a raccolta le «divisioni» del papa è ancora una volta il cardinale Crescenzio Sepe che per il 12 e il 13 febbraio radunerà a Napoli tutti i vescovi meridionali in un convegno che si terrà all’hotel Tiberio (a Gianturco), intitolato « Chiesa nel Sud, Chiese del Sud ». Relazioni di ecclesiastici e di laici, arcivescovi e docenti universitari, che concluderanno un lavoro al quale si sono già dedicati da tempo i rappresentanti delle cinque conferenze episcopali regionali del Mezzogiorno. Alla fine dei lavori gli atti saranno inviati alla Cei ed entro la fine del 2009 sarà stilato un documento. «L’azione della Chiesa, incentrata sulla carità» ha spiegato Sepe, alla conferenza di presentazione, ieri mattina, in Curia «non vuole supplire le mancanze delle istituzioni pubbliche, ma dispiegare la sua missione pastorale perché la Chiesa si occupa dell’uomo e intende riformarlo, per fargli prendere coscienza». Una missione pastorale, ma che intende lasciare un segno politico, come già fece vent’anni fa il documento Cei che definì la questione meridionale una questione morale, e non era ancora scoppiata Tangentopoli. Come sempre le parole dei prelati sono sfumate. Necessariamente. Anche se il vicario per la cultura Adolfo Russo ha precisato che «il convegno non è un messaggio ai politici perché la Chiesa vuole formare la coscienza dei cittadini». Ha lanciato comunque un suo messaggio ripetendo le parole di don Luigi Sturzo: «Servire lo Stato, non servirsi dello Stato». A buon intenditor. Dal canto suo Sepe ha ribadito: «La Chiesa compie la propria missione perché ha occhi per vedere e orecchie per sentire e la sua missione, ma non pretendiamo di offrire soluzioni tecniche o politiche, vogliamo piuttosto ribadire che occorre recuperare, nel rispetto del ruolo di ognuno, i valori dell’etica e della responsabilità». Giuseppe Acocella, invece, è stato netto: «C’è l’assoluta indifferenza per il Sud da parte di dovrebbe occuparsene seriamente. Occorre individuare chi, per il proprio interesse, ostacola il bene comune». I nodi sono storici. «Si torna a parlare della questione meridionale» ha aggiunto il cardinale «perché la si immaginava superata, invece è solo diventato un problema nazionale, con la nascita di una questione settentrionale». Le parole chiave sono lavoro ed etica: «Va sottolineata la necessità di un’assunzione di responsabilità morale e soprattutto si deve intervenire per l’occupazione, aiutando i giovani, le donne, le famiglie». Una discesa in campo per «un’analisi profonda, seria e oggettiva» mette naturalmente in relazione la Chiesa, con tutte le sue articolazioni, agli altri protagonisti della società. Detto in parole povere: la politica deve tornare a occuparsi della gente.
Fonte "Il Mattino"

mercoledì 21 gennaio 2009

Castellammare esempio negativo

Riporto di seguito la lettera che il Sindaco Vozza, ha scritto in risposta all'articolo sulla stampa padana, dove Castellammare di Stabia era usata come paragone negativo in merito a spreco di denaro pubblico in consulenze esterne.
Non voglio entrare nella polemica politica, ma semplicemente sottolineare che lì, in padania sono pieni di esempi negativi, Torino, Milano, Venezia ecc. eppure si impegnano a propagandare ancora l'arretratezza ed il disagio del Sud.
Ma se il Sud è stato già nel 1860 vittima di un invasione scaturita proprio dalle falsità che la stampa dell'epoca diffondeva, perchè ancora oggi si ostinano a parlarne male? hanno in mente ancora un altro genocidio?

La lettera:

Castellammare, padani invitati dal sindaco Vozza (a sue spese)

Il gesto d'ospitalità dopo una polemica sulla trasparenza

Balàbi - La nostra intervista sulla “questione consulenze” alla capogruppo consiliare leghista di Ballabio, più unico che raro comune della valsassina lecchese amministrato da una civica di sinistra, ha sollevato una vivace polemica dal Resegone… al Golfo di Napoli. Il sindaco di Castellammare di Stabia, rinomata località turistica del Napoletano citata nell’articolo ci ha scritto per difendere la reputazione della sua città. Nei giorni scorsi, infatti, l’intervista alla leghista Alessandra Consonni è stata ripresa dai media locali, compreso un quotidiano che ha parlato a sproposito di “offese leghiste”, e sbandierata dall’opposizione di Castellammare come la dimostrazione della cattiva fama guadagnata dalla località campana. A questo punto il sindaco Salvatore Vozza ha indirizzato ad Alessandra Consonni, al nostro direttore Giulio Ferrari e all’autrice dell’intervista una lettera che, di seguito, pubblichiamo integralmente.

ESEMPIO NEGATIVO. “Ho appreso con un certo stupore – scrive il sindaco - che la città, che ho l'onore di amministrare dal 2005, è stata citata nell'articolo in oggetto (intervista al consigliere Alessandra Consonni, pubblicata il 14 gennaio 2009, ndr) quale esempio negativo in fatto di consulenze elargite dalla pubblica amministrazione”. “Credo proprio – continua - che sia la giornalista che ha redatto l'intervista, sia la capogruppo leghista del Comune di Ballabio abbiano preso un abbaglio, facendo un pessimo servizio all'informazione. Si sono, infatti, basate sul pregiudizio che vuole le pubbliche amministrazioni sprecone e clientelari e hanno citato Castellammare di Stabia a sproposito, senza verifica alcuna di quello che veniva scritto”.

FUORI DAL SEMINATO. “Nel mio Comune, infatti – aggiunge Vozza -, non c'è alcun ricorso esagerato alle consulenze esterne, come potranno verificare direttamente il consigliere Consonni, la giornalista Frascini e il direttore Ferrari se vorranno accettare il mio invito a trascorrere qualche giorno a Castellammare di Stabia. A mie spese, ovviamente. Non potrei mai permettere, infatti, che – conclude il primo cittadino - le limitate risorse pubbliche del Comune siano in alcun modo sprecate”. Una lettera simpatica, anche “signorile”, ma abbondantemente “fuori dal seminato”, come rileva Alessandra Consonni nella sua riposta al sindaco di Castellammare.

SIGNORILE REPRIMENDA. “Non posso fare a meno di apprezzare – risponde la capogruppo leghista anche a nome del nostro direttore – la signorilità della sua reprimenda, scevra d’ogni vittimismo o permalosità, conclusa da un simpatico invito”. “Tuttavia mi pare che la polemica sia uscita dal seminato, come si suol dire. Nell’intervista citata – precisa la Consonni – non viene per nulla attribuita al suo Comune la maglia nera in fatto di consulenze. Il discorso è molto semplice: si parte da un ipotetico paesino del golfo di Napoli (non certo Castellammare di Stabia che è una popolosa città) per paragonarlo a un’altra realtà di piccole dimensioni ma completamente diversa: il comune montano di Ballabio. Ebbene, da nord a sud, dalla montagna al mare, c’è una sola legge per l’assegnazione degli incarichi: quella che consente il sostanziale arbitrio del sindaco e che può impedire a un valido professionista di lavorare per un’amministrazione comunale se non è nelle grazie del primo cittadino”.

PUBBLICA SELEZIONE. “Non metto pregiudizialmente in dubbio – prosegue l’esponente leghista – che a Castellammare non via sia un ricorso esagerato alle consulenze: il nocciolo della questione, tuttavia, non è di merito ma di metodo. Noi, dal nostro paesino di Ballabio, chiediamo una legge che renda obbligatoria l’assegnazione delle consulenze con pubblica selezione e con la rotazione dei professionisti, escludendo chi in passato abbia già ricevuto incarichi. Se la vostra amministrazione attuerà di regola questi principi di trasparenza, sarò la prima a riconoscere che il Comune di Castellammare di Stabia ha bagnato il naso a molte amministrazioni padane, e allora sarete un termine di paragone assolutamente positivo”.

IL GESTO DELLA SALVATO. Un confronto che, precisa Consonni, più avanti nell’intervista c’è stato. “E’ vero che a un certo punto dell’intervista – ricorda – è venuto fuori il nome della sua città. Per trasparenza, si è detto, Ballabio a livello di Castallemmare di Stabia. Ebbene, credo sia stato un po’ come un riflesso condizionato, perché in molti è rimasto il ricordo del gesto di Ersilia Salvato, l’ex sindaco della vostra città che dichiarò di aver lasciato i Ds visto che nessuno dava ascolto al suo allarme sui rischi d’infiltrazioni camorristiche nell’amministrazione comunale. Una denuncia simile, da parte di un sindaco, non è cosa da poco. Ecco –conclude Alessandra Consonni, che ribadisce di non aver voluto attaccare l’attuale amministrazione a cui augura buon lavoro - come mai è venuta in mente Castellammare, ed ecco perchè la necessità di scelte limpide deve essere considerata un’urgenza ovunque condivisa, a partire da quegli incarichi che dispensano denaro pubblico”. Articolo di Elsa Franscini - www.ilpadano.com

venerdì 16 gennaio 2009

SUDNORDSUD

Fin dal 1860, l’attuazione del progetto politico di distruggere l’economia dell’ex Regno delle Due Sicilie ha influito tanto sul tessuto sociale del meridione.
La volontà di chiudere, occupare, e distruggere le grandi realtà produttive dell’epoca, ha comportato l’inevitabile migrazione dei lavoratori in direzione Nord, dove si erano trasferiti per volontà sabauda gli interessi economici e lo sviluppo industriale. Per decenni abbiamo assistito ai viaggi della speranza dei meridionali con la valigia di cartone che andava ad arricchire il proprietario della fabbrica del nord, famiglie divise, e figli che crescevano senza un genitore, ma erano disagi dettati dalla necessità di chi vuole continuare a far vivere dignitosamente i suoi figli.
Oggi questi viaggi della speranza continuano, certo la valigia di cartone si è trasformata in valigetta portacomputer, il contadino è diventato ingegnere informatico, ma il ricco padrone della fabbrica del nord è rimasto uguale a 150 anni fa, dedito all’arricchimento ed allo sfruttamento.
Ma cosa fa il governo per attuare il programma di ripresa economica del mezzogiorno e quindi essere promotore della nuova linfa vitale per i giovani in cerca di occupazione nella propria terra d’origine?
Promuove tramite il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali una “Azione di sistema per la mobilità del lavoro e delle imprese” dal nome “Sud NordSud” che ha come mission
[…]
Ed è proprio su queste basi che Italia Lavoro ha messo in campo una azione di sistema volta a governare e mutare radicalmente le politiche di mobilità.
Il termine azione di sistema sta ad indicare “un insieme di progetti e azioni che, seppur indipendenti, concorrono al medesimo obiettivo e si rafforzano a vicenda”.
Sud Nord Sud, questo il nome dell’azione, è un progetto, del Ministero del Lavoro realizzato da Italia Lavoro, in collaborazione con le Regioni, per promuovere la mobilità geografica finalizzata alle opportunità di occupazione e sviluppo.

[…]
Dunque offre ufficialmente la possibilità di interazione fra le agenzie per l’impiego di trasferire la forza lavoro dal Sud al Nord, per accrescere la formazione professionale e poi ritornare nel luogo d’origine. Ma quanti di questi nuovi emigranti riusciranno a trovare una realtà produttiva tale da consentirgli un ritorno in patria?
È questo dunque il vero programma nazionale: favorire gli spostamenti dei giovani dal sud al nord.
Unica possibilità di lavoro dopo che ha provveduto a dirottare i fondi per gli investimenti dal Sud al Nord, dopo che favorisce economicamente le imprese del Nord, dopo che ha rafforzato la permanenza del baricentro economico nelle aree settentrionali, dopo che ha tolto i fondi ai centri di ricerca universitari del sud, dopo che la crisi mondiale ha ridistribuito le commesse di tutte le industrie sparse a livello nazionale (Vedi Fiat di Pomigliano d’Arco, o Fincantieri di Castellammare di Stabia) e soprattutto dopo che ha provveduto a garantire il permanere della struttura ad albero delle vie di comunicazioni nazionali, che garantiscono e favoriscono i soli collegamenti da Sud a Nord.
Di questo passo la prossima legge che permetterà la mobilità geografica dei lavoratori sarà quello di organizzare viaggi in direzione nord gratuiti per tutti quelli che aderiranno al progetto SudNordSud.
Nello Esposito