venerdì 10 ottobre 2008

AUMENTERANNO I MORTI SUL LAVORO

“Se ne dicon di parole”, recita il testo di una canzone e tante ne stiamo ascoltando noi comuni mortali sulla crisi finanziaria che sta mietendo vittime illustri in mezzo mondo.

Per strada si può ascoltare gente che ha paura per i pochi risparmi che ha accumulato in banca, altri che si disperano perché il datore di lavoro minaccia licenziamenti per mancanza di commesse, addirittura si rispolverano vecchie frasi tipo “addà passa a nuttata”, il salumiere che diventa economista dichiarando ai propri clienti che la crisi durerà uno, forse due anni.

Negli ultimi periodi l’argomento crisi ha monopolizzato l’attenzione di tutti noi, rendendoci spettatori e vittime finali di un dramma scritto dalle persone più incapaci del globo.

Senza entrare nel merito del cosa ha portato la più grande potenza economica del mondo a distruggere l’economia globale, e del perché i governatori ed i banchieri delle superpotenze usano la politica di premiare i colpevoli, è meglio concentrare l’attenzione su quello che più interessa la nostra vita, i risvolti riguardanti la nostra quotidianità.

L’economia mondiale sta viaggiando ormai sulla difensiva, di conseguenza incrementeranno le vendite in blocco di società/azioni cercando in questo modo di rimediare agli enormi dissesti finanziari, questo comporterà irrimediabilmente ad una riduzione degli investimenti nella produzione globale.

Verranno privilegiati i clienti VIP delle banche (o dei governatori) selezionando e centellinando le esigue risorse a disposizione dell’alta finanza.

Il rallentamento dell’economia, come accennato prima, comporterà una riduzione di investimenti nel settore produttivo, fonte su cui si basano le maggiori potenze europee, per logica conseguenza le grandi fabbriche dovranno ridurre i costi fissi e superflui.

Cresceranno, quindi le joint venture con aziende con sede in paesi che godono di manovalanza a basso costo, sistema già largamente usato dalle maggiori aziende italiane (fiat, chicco, findus, ecc.); se questa è una delle soluzioni per garantire la continuità di una marca, rappresenterà sicuramente la fine di molte fabbriche site nell’area G8.

Nel caso in cui la produzione non può essere delocalizzata in nazioni low cost, come per esempio nel settore costruzioni, la riduzione dei costi porterà a nel migliore dei casi a licenziamenti in massa.

Perché questo è il migliore dei casi?

Esaminiamo l’esempio di una società di costruzioni navali che acquisisce una commessa per la costruzione di una nave-traghetto.

La concorrenza con i cantieri cinesi (a cui si rivolgono molti armatori italiani) porterà la nostra industria di costruzioni navali a ridurre il prezzo finale del prodotto.

Considerando che il ricavo dell’industria navale serve a garantire l’esistenza della stessa, la società cercherà di non modificare la sua percentuale rispetto al prezzo finale del prodotto;

Considerando altresì che la costruzione del prodotto viene effettuata per il 70% da ditte subappaltatrici dell’indotto, che saranno costrette, per non scomparire, ad accettare un subappalto con prezzi a base di gara ridotti;

si ricava che la ditta subappaltatrice dovrà garantire la stessa forza lavoro per consegnare nei tempi previsti il lavoro affidatogli, cercando di tagliare i costi superflui.

Tali costi che non possono essere identificati nell’acquisto delle materie prime e di consumo occorrenti alla realizzazione del prodotto subappaltato, ricadranno in tutti quei costi che non sono necessariamente legati al sistema produttivo della ditta.

Quali sono i costi non strettamente legati alla produzione di un bene?

Il controllo della produzione e della qualità, (biglietto da visita del made in italy), ma prima di tutti verranno ridotti le somme di denaro che le ditte investono (solo perché obbligate dalla legge) nella sicurezza dei lavoratori.

Quindi se per l’operaio la migliore delle ipotesi era il licenziamento, la peggiore sarà quella di morire sul posto di lavoro.

La crisi economica mondiale, porterà sicuramente (speriamo che mi sbaglio) ad un aumento delle stragi sul lavoro, conseguenza dei tagli dei costi di produzione.

Nello Esposito

mercoledì 8 ottobre 2008

1° Congresso Nazionale Comitati Due Sicilie - resoconto

Di Fiore Marro

Segretario nazionale Comitati Due Sicilie

Caserta 7 ottobre 2008

Quello che mi preme far innanzi tutto presente in queste note, è il doveroso ringraziamento a chi ci ha preceduto ed aperto il solco della riscoperta identitaria duosiciliana, il mio tributo è indirizzato a Carlo Alianello, a Silvio Vitale, ad Angelo Manna, a Roberto Maria Selvaggi, a Lucio Barone ed ai tanti altri illustri Padri della rinascita napolitana, senza il loro prezioso contributo la giornata del 5 ottobre non sarebbe mai esistita, una citazione d’obbligo invece va a quelle associazioni che ci hanno preceduto e che hanno dato l’input ad un’idea unitaria che oggi è il punto più elevato ed importante dei Comitati Due Sicilie, unità e comunità di intenti sono i canoni senza alcun dubbio che contraddistinguono il nostro movimento, nonostante le diversità ideologiche, nonostante le provenienze sociali, nonostante i distinguo, la forte volontà di dare una svolta alle spettanze ed alle speranze di un Sud migliore e libero ha finalmente fatto in modo che gli aderenti al progetto CDS hanno smesso i panni dell’egocentrismo e dell’individualismo qualora gli appartenevano ponendo invece a disposizione del movimento le loro personali peculiarità, l’aria che si è respirata al congresso era fraterna , nessuna frizione, nessun scatto in avanti, il confronto e la comprensione tra gli aderenti è oramai viatico irrinunciabile per quelli che hanno sposato la causa dei Comitati Due Sicilie. A Caserta il progetto è diventato basamento.

Ciò che si è registrato a Caserta il 5 ottobre e stato l’ennesimo fatto straordinario attorno al progetto Comitati Due Sicilie, così come a Fenestrelle, così come a Pontelandolfo così a Caserta. All’ avvenimento c’era il Popolo che fu del Borbone, le facce, i sorrisi, la speranza, gli uomini della Nazione Due Sicilie innamorati della propria Terra, presenti e pronti a dare di nuovo un apporto alla Patria .

C’era la gente delle Due Sicilie partecipe, i giovani ed i giovanissimi, le famiglie intere, i figli della diaspora meridionale. C’erano i “soldati” al congresso, i militanti,quelli simili agli Eroi di Gaeta, il sangue dei Vinti, la Terra e le lacrime del Sud, erano lì con noi, pochi fronzoli, poche chiacchiere, quel Sud meno subliminale ed “intelligente”a volte poco attento alla forma ed alle virgole ma profondamente fedele alle origini, alla tradizione, al senso di appartenenza duosiciliano,quello fedele e servo della bandiera gigliata.

Il congresso è iniziato con la presenza e l’intervento di ospiti che si sono occupati di diffondere la “Cultura” del Sud che è comunque fonte vitale dove attingere le motivazioni della nostra esistenza, un ringraziamento a tutti i relatori che si sono susseguiti dando un grande contributo al nostro congresso, un ricordo particolare per Andrea Balìa e Gerardo Zampella.

La “politica” è stata ospite del congresso a cominciare con l’intervento del mio personale amico Giuseppe Russo come rappresentante del Comune di S.Nicola La Strada.

L’Mpa , partito che i CDS riconoscono come interlocutore principale, rappresentato da Salvatore Ronghi ed Ovidio Gadola rispettivamente vicepresidente della Regione Campania il primo ed esponente di punta del movimento di Lombardo per la Provincia di Caserta il secondo, sono stati gli ospiti graditi del popolo dei Comitati Due Sicilie.

L’invito a partecipare attivamente alla politica dell’Mpa è stato il motivo dominante dell’intervento dei due esponenti del partito di Lombardo. Apprezzato dai più le esternazioni di Salvatore Ronghi. Il nostro movimento ha ricevuto tra l’altro un’altra certificazione, dopo l’invito avuto per partecipare alla festa dell’Mpa , cioè la considerazione della nostra crescita e della riconosciuta esistenza del nostro movimento e del forte interesse del partito dell’Autonomie verso la nostra realtà che non può che essere motivo di orgoglio per i soci del nostro gruppo nato soli otto mesi fa.

Saremo vicini al Movimento per le Autonomie nel momento in cui le nostre proposte saranno onorate. I CDS identificano in ogni caso l’Mpa l’unico interlocutore partitico del cosmo politico.

Questo del percorso politico però non deve essere il solo motivo della nostra realtà associativa, noi dobbiamo proseguire il cammino su molti altri binari. Crescere e moltiplicare il movimento, perseguire l’indottrinamento identitario, diventare sempre di più una vera comunità, attraverso il continuo scambio di idee, progetti e stima tra i componenti della nostra lega.

Riaffermando così tra l’altro il concetto che il nostro movimento non è un partito .

Gli iscritti al congresso hanno votato ed espresso le loro preferenze, cosa assolutamente nuova per quel che concerne l’associazionismo meridionalista, per i dirigenti che dovranno assumere l’onere e l’onore per i prossimi tre anni di condurre il movimento verso nuove mete.

I lavori sono stati condotti da Mauro Giaquinto coordinatore CDS Caserta presidente di giornata del congresso che è stato affiancato da Nello Esposito del Comitato Due Sicilie Castellammare di Stabia e da Luigi Costantino della sezione Emilia, responsabile dello scrutinio scelto per l’occasione è stato Massimo Cuofano coordinatore dei CDS Nocera che ha avuto come collaboratori i giovani esponenti del sodalizio Stefano Lo Passo della sezione di Napoli e Angelo D’Ambra responsabile CDS per il Comprensorio Nolano.

Giuseppe Vozza è stato eletto presidente nazionale, Luca Longo della sezione romana e Davide Cristaldi dei CDS Sicilia sono stati scelti come vicepresidenti, Nicola Casale e Fiore Marro della divisione casertana sono stati selezionati come tesoriere e segretario nazionale, come presidente e consiglieri dei probiviri hanno avuto la preferenza dai soci Pietro Matrisciano CDS Caserta come presidente, i due consiglieri che l’affiancheranno saranno Emilio Zangari segretario del Comitato Due Sicilie Lombardia ed Ezio Spina coordinatore CDS Puglia.

Sento il dovere di un ringraziamento a tutti i votanti del congresso per l’elezione “bulgara” che i soci hanno pronunciato verso la mia persona per l’incarico di segretario nazionale.

Un nuovo importante passo dunque è stato compiuto, un altro contributo per la crescita comunitaria del circolo, un momento assolutamente indispensabile per proseguire il difficile cammino verso la meta per la liberazione delle Due Sicilie.

Per terminare alcune indicazioni, citazioni e riconoscenze nei confronti di alcuni Compatrioti presenti al congresso. Una stretta di mano ed un abbraccio caloroso agli amici di sempre, nonché soci, presenti al congresso: Nicola Catanese,Mario Bellotti, Bruno Adinolfi, Nicola D’Auria, Cosimo de Gioia, Raffaele De Lillo, Carmine Posillipo, Antonio Riccio,Edoardo Spagnuolo, Lorenzo Milito, Gennaro Cesarano, Antonio Ondino,Diana Damiano,Emilio Barretta, Italo Valente, Felice Simonelli ed ai nuovi soci conosciuti al raduno a partire da Rosario Brancato ad Antonio Pasquino, Giuseppe Ciaravolo, Franco Frascani, Luigi Di Bello, Bruno Palombo.

Da rammentare il bellissimo messaggio giunto al congresso dai Compatrioti dall’Australia e il saluto di Giuseppe Simonetta della sezione Caserta.

Un ringraziamento inoltre ai tanti amici ed ospiti venuti a seguire i lavori del nostro primo congresso nazionale.

Un doveroso riconoscimento alla stoicità di Giulio Larosa coordinatore CDS Abruzzo che per esserci e votare è arrivato da Pescara per poi ripartire subito dopo avere compiuto il suo dovere.

Un atto di benevolenza alle famiglie Graniello, Dentice, Longobardi, Esposito, Palmulli, Longo e Musone che hanno dato l’idea di ciò che deve essere il progetto CDS e cioè non un associazione ma una vera Comunitas, ai Compatrioti della Terza Sicilia venuti dalla Lombardia capitanati dal presidente Mario Bellotti, dalla Toscana con il in testa il coordinatore regionale Bruno Mabilia e dall’Emilia con il capo delegazione Marco Fortunato un tributo d’onore per avere ribadito che per amore della Causa si affrontano grandi sacrifici che diventano poi esempio per dare ancora più forza al resto del movimento, ai giovani Angelo Barattolo e Davide Esposito venuti da Capri, al carissimo Alfonso Vellucci dalla provincia di Frosinone, a Vincenzo Spina dalla Puglia,Andrea Mabilia dalla Toscana Carlo D’Auria di Caserta, Davide Torre da Napoli.

Chiedo venia se ho dimenticato qualcuno.

Un grande atto di ossequio ed un caloroso fraterno abbraccio al mio carissimo amico Pasquale Pollio che nonostante la sconvolgente perdita del suocero ha voluto in ogni caso essere presente all’apertura dei lavori, un tributo a lui per avere confermato il forte senso di appartenenza ai CDS.

Che il santo protettore dei Borbonici ci illumini.

Forza e onore

Fiore Marro

Segretario Nazionale

Comitati Due Sicilie.

martedì 7 ottobre 2008

INSISTO, QUINDI SONO

Esimio On. VOZZA,
Sindaco di Castellammare di Stabia
mi onoro di scriverLa, incentivato dalla sua dimostrazione di partecipazione ed apertura alle opinioni dei suoi concittadini.
In riferimento alle mie precedenti lettere, non voglio essere confuso con un nostalgico borbonico, in quanto non posso limitare l’amore per la mia terra esclusivamente ad un determinato periodo per quanto bello possa essere stato.
Io amo la mia terra per quello che è per me oggi e quello che ha rappresentato per il mondo intero negli anni passati.
Ho visto tante persone lasciare questo paese per trovare lavoro in terre lontane, ed è triste vederle malinconiche ammirare il lungomare durante quelle poche ferie che vengono a trascorrere nel loro paese natale, sono i figli del disagio economico.
Nell’ultimo periodo stiamo assistendo ad una ripresa economica voluta e cercata negli investimenti che hanno portato alla creazione del porto turistico di Stabia, oppure all’interesse mostrato per l’industria termale, ma non può esserci una piena ripresa economica e sociale se prima non si coltiva l’orgoglio di essere stabiesi, e tale orgoglio va alimentato da una RINASCITA CULTURALE, e dalla RISCOPERTA della storia.
Ho avuto modo nel mese di luglio, di richiedere alla direzione del cantiere navale di Castellammare di Stabia il permesso di apporre fuori le mura dello stesso ed a mie spese una targa che celebrasse, GIUSTAMENTE, il fondatore del cantiere navale più antico ed ancora funzionante dell’Europa.
Con non poca sorpresa, la direzione della Fincantieri mi ha risposto che per il bene dei cantieri è giusto portare avanti il nome dell’azienda. (in allegato troverà la risposta a me indirizzata dalla Fincantieri)
Non penso di rappresentare una minaccia per una solida azienda se voglio sottolineare chi ha fondato nella NOSTRA città il cantiere oggi condotto ed affidato alla Fincantieri.
In una Sua lettera (Prot. 8794 del 11/02/2008) che allego, ha dimostrato da buon primo cittadino di conoscere a fondo la storia di Castellammare di Stabia, e la cosa pur essendo normalissima, mi riempie di gioia da una parte, e mi intristisce perché mi chiedevo, quante persone degli oltre 65.000 CITTADINI di Castellammare di Stabia hanno la sua stessa fortuna?
Qual è secondo Lei il rischio che si corre a far sapere ai cittadini un po’ di storia?
Qualcuno prima di Lei (non voglio aprire una polemica sterile verso chi ha dimostrato atteggiamenti servili nei confronti di chi gli ha ucciso i genitori) ha intitolato le principali strade e piazze stabiesi a personaggi che di Castellammare ignoravano perfino l’esistenza, non crede che bisognerebbe dare il giusto tributo, senza cambiamenti radicali, anche a chi ha veramente fatto qualcosa per la NOSTRA città?
Nella Sua lettera, già citata, scriveva “Nel ricostruire la storia dell’edificio (Il palazzo reale di Quisisana) troveremo forme e modi per ricordare correttamente fatti e vicende che videro protagonisti i Borbone a Castellammare” in che modo se mi è consentito, vuole tener fede a queste parole?
Esimio Signor Sindaco, confidando nella Sua capacità di prescindere la politica dalla cultura, Le chiedo di valutare l’ipotesi di poter apporre la targa in memoria a Ferdinando IV (Ferdinando I delle Due Sicilie) nei pressi dei cantieri navali e comunque sul territorio comunale senza intaccare la “proprietà” (?) della Fincantieri.
Castellammare ha negli anni acquistato cittadini, ma sta perdendo il suo popolo, quello che ha lottato e LAVORATO per rendere grande e famosa la città delle acque, sui politici attuali grava la responsabilità di trasformare i cittadini in popolo riempiendo quel vuoto storico programmato dai politici di ieri.


Con Stima
Aniello Esposito

martedì 30 settembre 2008

I CONGRESSO NAZIONALE DEI COMITATI DELLE DUE SICILIE


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I Congresso dei Comitati delle Due Sicilie

Caserta 5 ottobre 2008.

I Congresso nazionale dei Comitati Due Sicilie presso Hotel Pisani Viale Carlo III città di S.Nicola La Strada (CE) Tel.: 0823/421204
FAX: 0823/422348 .

Ore 9.00: Apertura del Congresso

Ore 9.10: Insediamento dell’ufficio di Presidenza e della Commissione per lo scrutinio.

Ore 9.30: Saluto delle Autorità:

Avv. Angelo Antonio Pascariello Sindaco della città di S.Nicola La Strada (CE).

On. Antonio Milo Deputato Parlamentare dell’Mpa.

On. Salvatore Ronghi Vicepresidente Regione Campania dell’Mpa.

Dott.sa Lucia Esposito Assessore all’Ambiente della Provincia di Caserta del PD.

Giuseppe Russo Assessore Unione dei Comuni e Consigliere Comune di S.Nicola La Strada(CE).

Ore 10.30: Comunicazioni degli operatori culturali.

Ore 11.30: Relazioni dei Coordinatori Regionali, Provinciali e zonali dei Comitati Due Sicilie.

Ore 12.30: Relazione del Presidente nazionale, dei Vicepresidenti nazionali, del Segretario Nazionale e del Tesoriere nazionale uscenti.

Ore 13.30: Pausa lavori.

Ore 15.30:Continuazione Interventi.

Ore: 16.30 Spoglio.

Ore: 17.00 Proclamazione degli eletti.

I soci potranno ritirare la scheda elettorale al momento della presentazione della propria tessera CDS e farne richiesta e ritirarla anche domenica mattina 5 ottobre.

Il Direttivo nazionale CDS.

Per ulteriori informazioni telefonare 3314067037

NOI, PEGGIO DEGLI INDIANI

Non poteva essere più fortunata la tribù Crow, abitanti storici degli attuali USA che in passato si difesero con onore di fronte all’invasione inglese.

Fino a qualche tempo fa era uno dei popoli più poveri nel paese più ricco, e viveva in una riserva a loro destinata dal governo occupante nel Montata.

Infatti è recente la notizia di una sensazionale scoperta di un ricco e vasto giacimento di carbone, proprio all’interno di quei territori a loro assegnati, ed una joint venture australiano-statunitense si occuperà dell’estrazione del prezioso minerale.

Ben diverso è il destino dei duosiciliani, che vivono in una terra occupata dagli invasori, sfruttata nel sottosuolo ieri (questione zolfo in Sicilia) come oggi (vedi il petrolio in Basilicata), depredata dai nuovi mercanti di schiavi (leggi economia politica causa dell’emigrazione di massa di gente dai territori occupati al nord) ostacolata nello sviluppo per mano dei politici meridionali che si impegnano a far varare leggi che privano il SUD di fondi destinati alla ricerca.

Morale: i CORVI INDIANI vivono meglio di noi DUOSICILIANI.

Nello Esposito

lunedì 29 settembre 2008

TARGA FINCANTIERI

L'opera di divulgazione e martellamento continua...


domenica 28 settembre 2008

SOLE MARE BIGBURGHER E MANDOLINO

Sole, mare bigburgher e mandolino. Sarà questo il menù dei turisti che fra qualche anno mangeranno nei ristoranti di Margellina?

Quando una principessa polacca, qualche secolo fa, volle mangiare anche a Napoli il suo dolce preferito, i napoletani fecero di questo tradizionale dolce polacco il simbolo della pasticceria partenopea, napoletanizzando il suo nome e la sua forma fino a quello che oggi conosciamo tutti come babbà.

Questo è stato uno degli esempi di adozione di una tradizione culinaria nelle conservatrici cucine napoletane.

Infatti c'è differenza fra l'accogliere una cultura e subire una invasione culturale.

Negli ultimi tempi, la politica europea sta dedicando grande interesse allo sviluppo dell'economia ed al rilancio della cultura mediterranea, organizzando incontri nella (sottovoce celebrata) capitale del mediterraneo, Napoli.

L'iniziativa dovrebbe portare un flusso di finanziamenti per le aree disagiate dell'Europa (il mezzogiorno d'italia), per la realizzazione di infrastrutture finalizzate all'apertura dei canali commerciali internamente all'area mediterranea.

La prima opportunità spetta a Napoli, al quale è stata affidata l'organizzazione del Forum Mondiale delle Culture per l'anno 2013.

Ma chi deve gestire questi fondi, è preparato per la salvaguardia delle proprie culture?

La cattiva gestione di una improvvisa ricchezza è la vera minaccia delle culture locali, basta vedere per esempio Cancun in Messico, Male alle Maldive, Dubai negli Emirati Arabi, e molti altri paesi con panorami identici alle grandi metropoli americane, e cultura locale praticamente estinta.

Già oggi a Napoli, la struttura urbanistica è seriamente minacciata dagli interessi speculativi di imprenditori edili che modificando lo skyline della città, impiantano mostri i ferro e vetro scopiazzati da qualche altra città del mondo.

Modificare radicalmente la struttura urbanistica di una città, rendendola anonima, crea uno scompiglio nel tessuto sociale dei cittadini, i quali vengono privati di una strada, un quartiere o di un panorama, e loro sono comunque ignari di vivere nelle aree prestabilite a tavolino piene zeppe di insipidi ristoranti o fast food, che invadono lo stile culinario degli abitanti, i quali per le loro nuove abitudini dimenticheranno inevitabilmente l'arte di tramandare e cucinare le pietanze tipiche locali.

Bisogna che le istituzioni presenti nelle città impartiscano, per quanto spetta ad ognuno di loro, la base per la conservazione delle tradizioni e della cultura della propria terra, evitando programmi politici e didattici non attinenti alla città in cui vivono.

Ma purtroppo viviamo in italia, dove si cerca di diffondere una scialba cultura basata su una inesistente tradizione ed una oscura storia, dunque è compito nostro, sopravvissuti allo sterminio dell'invasione del 1861, quella di difendere le tradizioni e la cultura delle nostre terre, minacciata dalla incompetenza degli amministratori, sostituirci al ministero della cultura, creando un istituto per la vigilanza e la salvaguardia delle culture locali.

FILASTROCK.IT

RICEVO E PUBBLICO DAL MIO AMICO, CARMINE SPERA

Carissimi amici è un mese che è nato il sito Filastrock
(www.filastrock.it)
il mio intendo è quello di creare un sito che possa far
conoscere di più tanti autori e compositori che dedicano
la loro passione al mondo dell' infanzia,informare sui vari
concorsi e festival e magari far nascere nuove
collaborazioni.
So che c'è ancora tanto da fare,ma penso che stiamo sulla
strada giusta,già posso vantare di ospitare autori di un
certo spessore e sopratutto che stimo da quando ho iniziato
a frequentare i vari festival,un dottore musicoterapeuta si
è reso disponibile a curare una rubrica ,ho avuto l'onore
di essere "linkato" sui siti di Elio e del libero
Ricercatore (Vi obbligo a visitarli),.
Son sicuro che tante nuove collaborazioni nasceranno ....
Vi invito a visitarlo spesso e magari lasciare un consiglio
un opinione delle informazioni o un semplice saluto sulla
rubrica guestbox che è attiva da oggi.
Carmine Spera

sabato 27 settembre 2008

DISCUSSIONI IDENTITARIE

RIPRENDO DAL BLOG DEL MIO AMICO ORAZIO VASTA, LA SEGUENTE DISCUSSIONE, INIZIATA DA UN POST DEL BLOG WALTERGIANNO

"La Sicilia è pur sempre Italia"
"Non sono esagerato se ritengo che a quasi ogni siciliano sia venuta in mente almeno una volta l’idea dell’indipendenza della Sicilia con Palermo ovviamente capitale. E sul web si possono individuare molte tracce di questo pensiero.


Cominciamo con www.siciliaindipendente.org, in cui capeggia l’esortazione a realizzare il desiderio dello Stato Siciliano, dove addirittura è stato realizzato un parallelismo con il Tibet, invitando la popolazione a boicottare i prodotti ed i negozi cinesi.


Tra i molti link, ce n’è anche uno che rimanda ad una petizione online (Free the Sicilian People), indirizzata al popolo americano, le cui firme sono 42. Ideata da Jeannette Bonanno, lo scopo è sensibilizzare gli statunitensi sulla situazione siciliana e sul rapporto negativo con il resto dell’Italia (“Il Nord non aiuta il sud affatto, i Siciliani vivono nella povertà, mentre il Nord è in salute”).


Non è possibile visionare la lista dei firmatari per decisione dell’autrice. Www.fns.it è, invece, il sito ufficiale del Fronte Nazionale Siciliano, il cui segretario è Giuseppe Scianò, palermitano, ex dirigente superiore dell’Amministrazione Regionale Siciliana, in pensione dal 1995. Il movimento è stato fondato nel 1964. Naturalmente lì domina di recente la condanna al Ponte di Messina, ma non per motivi ambientali o perché bisogna dare priorità ad altre infrastrutture, bensì perché “mortificherebbe” e “cancellerebbe l’identità anche geografica”. Insomma, legare la Sicilia alla Calabria renderebbe ancora più complicata la causa indipendentista.


Proseguendo il nostro viaggio sul web, si scova un’altra petizione online, registrata il 21 febbraio di quest’anno e realizzata da Domenico Letizia. Anche in questo caso le firme sono irrisorie, soltanto 9. Nello Statuto si legge una feroce critica alla politica ed al giornalismo nazionale, sentenziando che “la Sicilia per costoro (è) solo una terra da sfruttare, inquinare, violentare”. Ed il firmatario Paolo Lucio Calabrese dalla provincia di Ragusa commenta così: “la Sicilia non si difende con questi ingenui diversivi statistici; al contrario, scendendo in piazza, unendoci, coalizzandoci, organi... e proclamando l'Indipedenza dell'Isola: Tutto ciò, se necessario, con qualsiasi mezzo”.


Io non sono affatto per l’indipendenza della Sicilia: ci ho pensato talvolta, così come moltissimi, ma è un’idea che se fosse realizzata, causerebbe più danni che privilegi. Per di più, io sono fiero ed orgoglioso di essere italiano, consapevole tuttavia che non tutti gli italiani sono fieri ed orgogliosi di esserlo insieme ai siciliani. L’isola più grande del Mediterraneo, comunque, dovrebbe essere avvantaggiata dall’autonomia sancita dall’articolo 116 della Costituzione, essendo la Sicilia una Regione a Statuto Speciale, decisione che peraltro fu presa alla fine dell’epoca monarchica, cioè con l’emanazione dello Statuto da parte di Re Umberto II il 15 maggio 1946.


La Storia della seconda metà del 1900, però, ci insegna che con l’Autonomia la Sicilia non ha avuto alcuno sviluppo significativo, anzi. Ovviamente il regresso è stato anche (e soprattutto) generato dall’infiltrazione della mafia, che ha cercato sempre di dare di sé l’immagine dell’Anti-Stato che dà da mangiare, che sopperisce alle mancanze di Roma; ha pensato, tuttavia, sempre a mangiare.


Cosa Nostra è un’organizzazione criminale, che ha il fine della massimizzazione del proprio profitto. Ma l’altra faccia della medaglia della colpa è da assegnare alla politica della Prima Repubblica, esasperatamente centralizzatrice. E la politica attuale non è che stia facendo tanto per non commettere gli errori del passato, soprattutto a livello locale. E’ vero che il Presidente della Regione Siciliana è Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia, però ancora siamo nella fase del tutto fumo e niente arrosto, tante parole e pochi fatti.


Il federalismo fiscale potrebbe essere una svolta economica per la Sicilia, a patto che non ci faccia diventare più poveri e che ci permetta di dare di meno e di conservare di più. Non deve essere un modo per dare al Nord ciò che è del Nord e togliere al Sud ciò che non è del Sud.


Fino a prova contraria, infatti, la Sicilia è pur sempre Italia".

Movimento per l'Indipendenza della Sicilia
Il personaggio in questione, come tutti i suoi predecessori cronicamente a corto di idee, fa "strategicamente" di tutta l'erba un fascio e mette in risalto solo le iniziative dai piccoli numeri. Le due petizioni citate non sono state promosse dal MIS (la prima, per gli statunitensi, è stata aperta da una persona peraltro ignota al MIS stesso.

La seconda da un simpatizzante napoletano del MIS), anche perché è provato come le petizioni telematiche, sopratutto con una simile rivendicazione, dimostrano presto tutti i loro limiti. Ma perché il Giannò non guarda le grosse cifre dei partecipanti ai due fora del MIS (quello ufficiale sul portale che lo stesso ha visitato, e l'altro su politicaonline.net)?

Perché non ci ha chiesto le statistiche di accesso al sito (mai meno di un migliaio di visitatori al giorno, almeno una decina di migliaia di pagine visitate al dì)?

Perché dovrebbe ammettere che questo indipendentismo (almeno, "sponda MIS", ma dell'FNS non parliamo) non è più una questione per pochi affezionati.

Presto faremo un sostanziale aggiornamento del sito per evitare altre "furbate".

Nel frattempo consiglio al Giannò che se è tanto innamorato dell'Italia, ci si trasferisca e non metta più piede sul sacro suolo siciliano.

Roman Clarke

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nazionedelleduesicilie
Le cose più logiche e giuste, attraggono sempre le ironie dei vuoti d'animo. è impossibile che un siciliano possa ritenersi fiero di essere italiano, bisognerebbe come prima cosa buttare i sussudiari scolastici, che hanno impresso la cultura politica dell'italietta cavuriana, spegnere la diffidenza verso chi richiama valori storici incontestabili (perchè reali e scritti) ma soprattutto accendere il cervello e quel fioco orgoglio di appartenere ad una terra bellissima, che solo un ascaro può puntualmente accostarla alla parola mafia, partecipando anch'egli allo suqallido progetto di denigrazione geografica perpretato ai danni delle Due Sicilie da più di un secolo.

L'italia è solo un progetto politico di pochi divenuto realtà per volontà economica di altri non italiani, madre di progetti economici osmotici, emblema della distribuzione ingiusta del potere economico e politico, figlia di progetti politici disattesi, primo fra tutti quello di Massimo d'Azeglio "abbiamo fatto l'italia ora bisogna fare gli italiani" ad oggi, io sto ancora aspettando (e penso che aspetterò in eterno) qualcuno che mi faccia sentire italiano.

Concordo su quanto scritto dal MIS ma io non caccerei mai mio figlio da casa anche se parla italiano.

Nello Esposito


venerdì 19 settembre 2008

La guida turistica dell'Azienda Soggiorno e Turismo

Ieri ho avuto la fortuna di leggere la guida alla storia ed ai servizi di Castellammare di Stabia, scritta e distribuita dall’Azienda di Cura Soggiorno e Turismo.

Trentanove pagine piene zeppe di storia tradizioni e cultura che confermano l’amore che provo nei confronti della mia città.

Quello che si può capire,dallo scritto dall’Ente Stabiese, è che la nostra città deve tanto alla dinastia dei Borbone, basti pensare che ben 18 pagine dell’opuscolo si riferiscono a fatti o persone dell’epoca preunitaria, o guardare la mappa della città allegata alla guida dove l’80% dei siti turistici sono stati realizzati o scoperti dai Borbone. Il tutto viene confermato da una frase all’interno della guida che riporto “Con l’unità d’Italia, termina il miglior periodo di Castellammare di Stabia”.

La reggia di Quisisana, i Cantieri Navali, le antiche terme, gli scavi romani, e le numerose ville che ospitavano le ambasciate straniere in Castellammare sono alcuni esempi di quanto era amata la città in cui vivo dai Reali delle Due Sicilie.

Eppure guardando bene la mappa, vedo le strade di Castellammare intitolate a persone che non compaiono nella guida da poco distribuita, Garibaldi, Crispi, Vittorio Emanuele, Alcide de Gasperi, Umberto I, non hanno fatto niente per meritarsi tanta attenzione, negata invece a tutti quelli che hanno contribuito a rendere Castellammare di Stabia bella ancora oggi.

Nello Esposito